Il monologo

Viaggio di ritorno verso Roma.
Nel sedile accanto, mio figlio già dorme.
Le immagini della partita continuano a scorrermi davanti agli occhi incessantemente.
Pensieri, disordinati, si fanno largo nella mia mente.

Un acquazzone ha svuotato la Nord, eccezion fatta per pochi stoici ultras.
Peccato.

A volte piove.
Lo sapevi, vero?

Comunque siamo pure sfortunati, anche oggi due pali.

I pali sono, solo, i più spettacolari tra i tiri sbagliati.

Però un po’ di gioco si è visto.

Allora è arrivato il momento di tornare da un buon oculista.

Forse invece è arrivato il momento di cambiare l’allenatore.

Forse è giusto dargli ancora un po’ di tempo.

Negli oltre quindici minuti che sono intercorsi tra il gol del pareggio avversario e il triplice fischio dell’arbitro ho avvertito una sensazione d’impotenza diffusa in tutto lo stadio.
Forse durante quel quarto d’ora, per la prima volta durante la gestione Consonni, la squadra ha perso completamente gioco ed identità.

Esiste anche l’avversario, te l’hanno mai detto?

Si ma noi gli abbiamo agevolato il compito.
Avevamo tutto il tempo per provare a raddrizzare la partita e invece ci siamo schiacciati in avanti.
La linea mediana è andata a ridosso di quella degli attaccanti, lasciando l’impostazione del gioco ai difensori che, ovviamente, non potevano far altro che cercare di lanciare palle lunghe dalla trequarti (una manna dal cielo per le difese avversarie).

E’ arrivato Mourinho…
Nel calcio mica le puoi vincere tutte.

Si ma almeno ci devi provare.
Giochiamo in prevalenza sulle fasce.
Questo ci rende scontati e ci toglie incisività.

Dai, basta, sei noioso.
Sei uno che scrive di colore.
Osservi e narri tutto ciò che è il contorno di una partita, lascia perdere gli aspetti tecnici.

Si, ok, però se vogliamo fare possesso e giro palla non possiamo tenere il pallone tra i piedi per ore.
Per far aprire le difese avversarie dobbiamo velocizzare il gioco con uno, massimo, due tocchi.

Ha parlato Pirlo…

Magari…
Comunque lo Zecchini carica i giocatori avversari e limita mentalmente i nostri.

Andiamo a giocare a Roselle?

A proposito di aspetto mentale.
Per un attimo ho sperato che si mettessero gli scarpini il Mister e il Presidente.

No, ma vedo che l’hai presa benino oggi…

Mancava il giocatore di peso.
Mancava il carisma.
Non ci sono personalità in grado di rallentare il ritmo quando c’è da recuperare le forze e accelerarlo quando c’è da dare il colpo di grazia all’avversario.
Manca del fosforo in mezzo al campo.

Molti di loro sono giovani è normale un po’ d’inesperienza.
E comunque l’impegno non è certamente mancato.
Hanno corso e rincorso, tutti, per oltre novanta minuti.

Ma forse è proprio questo il punto.
Serve qualcuno in grado di giocare a testa alta.
Una testa pensante.
Con undici giocatori che corrono a testa bassa vai poco lontano.

Quindi è tutto da buttare?

No, non sono tra quelli che immaginava una passeggiata di salute, sapevo che sarebbero arrivati momenti difficili e sono anche consapevole che ne usciremo solo restando uniti, tutti, nessuno escluso.
Ognuno di noi, dall’ultimo dei tifosi al primo dei giocatori non convocati, deve dare tutto quello che ha dentro.
Nel mio piccolo, io per primo.

Troppo vago, cerca di essere più preciso.

Dobbiamo tutti far scattare dentro di noi quel qualcosa in grado di modificare l’andamento degli eventi.
E’ un concetto difficile da teorizzare.
Diciamo che è una sorta di ricerca di nuove convinzioni e motivazioni.
Cambiare la percezione che uno ha di se stesso e degli altri.
Lo potrei quasi definire un percorso intimo.

Ecco che ricominci a filosofeggiare.

Ma non è filosofia, anzi, è una delle poche certezze che ho…forse.

Sto parlando da solo?
Sorrido.
E’ il più classico dei viaggi di ritorno del tifoso disperato.
Sono convito che sapete perfettamente di cosa sto parlando.
Devo aiutarmi con la musica.
Alzo il volume dello stereo.
Ancora di più.
Così è perfetto.
La voce di Aretha Franklin pervade l’abitacolo della macchina.
In quel momento sta cantando una versione gospel di “Bridge Over Troubled Water”, un brano del 1970 di Simon & Garfunkel.
La musica mi rapisce, mi cambia umore.
Allontana i pensieri.
Ascolto il refrain.

“ I will lay me down
Like a bridge over troubled water ”
Se fossi potuto entrare in campo, anche solo per cinque minuti…
…e niente, ho l’impressione che sarà un lungo e interminabile viaggio…

T&GO

2 Comments

  1. Un tempo ormai piuttosto lontano (eravamo in B, quindi lontano…anni luce) qualcuno – chissà perché – si era messo in testa che dietro lo pseudonimo “Sesto” si celasse l’autore di quest’articolo, che io ovviamente non conosco neppure di vista. Devo riconoscere però che apprezzo nella forma e condivido nella sostanza quanto dice il Sig. T&GO. Cos’ altro aggiungere? È un momento no: perplessità e preoccupazione serpeggiano in abbondanza tra i sostenitori di lungo corso del Grifone. T&GO cita Simon & Garfunkel, a me invece viene in mente Lucio Battisti, che diceva 《…e ricoprir di terra una piantina verde sperando possa nascere un giorno una rosa rossa》…ecco, oggi come oggi si ha una paura fottuta che questa rosa (bianco)rossa non ne voglia sapere di sbocciare.

    1. Grazie per aver aporezzato forma e contenuto del pezzo. Un saluto e avanti Grifo!
      P.S.: solo una precisazione T&GO è un acronimo, il mio nome è Roberto Bongini.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *