Suona la sveglia, Roma ancora dorme.
Mentre mi vesto lascio andare a fuoco lento la caffettiera.
Scelgo una maglietta che non metta in discussione le mie origini e prendo la sciarpa.
Non ho dormito molto ma oggi si ricomincia.
Sonno 1 Adrenalina 6, al momento non c’è partita.
Salgo in macchina, scelgo la playlist più adatta e parto.
Il viaggio è tutto un dimenarmi sulle note r&b e funky dei miei tempi.
Oltre ad agitarmi azzardo anche qualche strofa in inglese ma il risultato è tale da invogliarmi all’autolesionismo.
C’è un po’ di traffico di fine estate ma riesco ad arrivare a Grosseto puntuale.
La Vecchia Guardia è quasi al completo.
Scendo di macchina con lo stereo ancora acceso e accenno un paio di balletti.
Un coro di insulti si leva nell’aria.
Ottimo, ricominciamo esattamente da dove ci eravamo lasciati quattro mesi fa.
Si formano due macchinate e si riparte.
Il viaggio è un susseguirsi di inizi di discorsi seri che puntualmente vengono seppelliti da tsunami di cazzate.
Poi arriva l’ottimo pranzo, consumato in una lunga goliardica tavolata.
Goliardica è un eufemismo.
Dopo essermi lavato le mani, rientro e al posto della sedia trovo un seggiolone per bambini.
La scena viene anche filmata…sarà impossibile rimuoverla nel tempo.
Me ne faccio una ragione.
Si riparte.
Arriviamo allo stadio ma con una defezione: la ruota anteriore destra non ce l’ha fatta, verrà sostituita a fine partita.
La tribuna ci offre un po’ di ombra in una giornata dal clima decisamente estivo.
Mi guardo intorno, amici e una moltitudine di volti conosciuta.
Bella la mia gente.
Cori, bandiere e qualche fumogeno.
I novanta minuti passano con leggerezza nonostante un piccolo momento di tensione quando ho proposto di ballare a passi di salsa i canti che venivano intonati di volta.
Ci resto male, mi sembrava una buona idea.
Bah, valli a capire sti maremmani.
Torniamo al parcheggio.
Pit stop con cambio ruota degno della Ferrari, nonostante qualcuno faccia finta di essersi fatto male al polso per evitare palesemente di sporcarsi le mani.
Inizia il rientro.
Il tramonto infiamma le crete senesi mentre Ben Harper in sottofondo canta la sua convinzione di voler cambiare il mondo.
Gradualmente l’adrenalina mi scende e la stanchezza si inizia a far sentire.
Arriva il momento dei saluti, pacche e strette di mano.
Salgo in macchina e inizio l’ultima parte del mio viaggio verso Roma.
Riavvolgo il nastro della giornata.
Mi ritrovo a ridere d’irripetibili perle colte durante la trasferta.
Niente via, se vivi il calcio così vinci sempre.
E’ un due fisso ogni domenica.
A proposito, mi stavo scordando della partita.
Anche quella è andata per il verso giusto.
Mentre il sonno ha rimontato sull’adrenalina e adesso vince di tre gol di scarto.
Buona la prima.
Anzi, buonanotte.

T&GO

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