Inferno, luogo di disperazione e punizione, idea astratta di totale oscurità e sofferenza. Milton nel suo immaginario poetico «(…) osserva quell’aspro e pauroso e desolato luogo, quella prigione orribile e attorno fiammeggiante, come una grande fornace, e tuttavia da quelle fiamme nessuna luce, ma un buio trasparente, una tenebra nella quale si scorgono visioni di sventura, regioni di dolore e ombre d’angoscia, e il riposo e la pace non si troveranno, né mai quella speranza che ogni cosa solitamente penetra (…)» Esistono Inferni in terra? Certo, e di svariati tipi: amorosi, professionali, relazionali, sportivi… Il Grifone, ad esempio, è nel pieno del suo Inferno: una categoria dilettantistica con cui non ha più nulla da spartire o condividere. Un Inferno in cui è precipitato per tutta una serie di motivi che non devono essere spiegati e da cui è necessario riemergere al più presto, con le proprie ali e con la propria determinazione. Anche una squadra di calcio può dunque “ritrovarsi all’Inferno”, senza necessariamente puzzare di zolfo.

Del resto, chi non ha o non ha mai avuto un proprio Inferno personale da cui provare a riemergere? Fatte le dovute proporzioni, il Cenaia stesso, ultima formazione affrontata in campionato dal Grifone, (come si legge sul sito ufficiale della Società), è «uscito a riveder le stelle (…) dopo aver affrontato l’inferno, calcisticamente parlando, rappresentato da tre scontri in fila contro le prime tre della classe (…)» non più di qualche mese fa. L’Inferno non conosce dunque meriti e blasone, non guarda in faccia nessuno, sia che tu abbia giocato a Marassi o che tu non sia mai uscito da qualche campetto polveroso di provincia: ognuno ha il proprio, è solo una questione di tempo e di dimensioni.

Voglio tranquillizzarvi però perché l’Inferno è un mero concetto astratto, un’allegoria che i meno sprovveduti consideravano un tempo «..un’invenzione di preti e frati per tirar nella rete i sempliciotti…». Tutto vero e tutto capibile (mi auguro) eccezion fatta per quella maledetta rabbia e quella diabolica frustrazione che talvolta offuscano la mente dell’essere umano: l’Inferno, allora, può diventare davvero reale e a noi, che abbiamo quasi assaporato il Paradiso, non rimane altro che comprendere e perdonare, senza biasimare.

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