Alle cuffie ho preferito un libro.
Ogni tanto riposo gli occhi osservando per qualche istante il veloce scorrere di questo vecchio mondo dal finestrino.
Più mi allontano da Roma è più la natura prende il sopravvento su tutto.
Il cemento lascia spazio al verde.
Poso lo sguardo nuovamente sul libro e in pochi secondi sono in Africa, esattamente in Tanzania, seduto accanto al suo leader storico, Julius Kambarage Nyerere.
Un uomo che fece di tutto per affermare il diritto di questa piccola nazione a determinare il proprio futuro in piena autonomia dalle potenze colonialiste.
Molto probabilmente, se nella storia di quel continente ci fossero stati più uomini come lui, le attuali battaglie politiche si sarebbero concentrate su ben altro.
Sottraggo nuovamente il mio sguardo dal libro.
Fin da piccolo ho sempre avuto l’inclinazione irrefrenabile a prendere posizione al fianco del più debole.
Seduzione verso le scommesse perse.
Ho lo zaino posato a terra, tra le gambe, mi curvo leggermente, apro qualche centimetro di lampo, infilo dentro la mano e la riconosco subito al tatto.
La mia sciarpa.
Ne tiro fuori un lembo e così lo lascio.
Lo voglio osservare ogni tanto, come fosse la foto di una persona cara esposta in salotto.
Guardo nuovamente fuori, siamo entrati in Maremma.
Il tempo viene scandito pesantemente dall’incedere delle rotaie.
Ma non è fastidioso, piuttosto somiglia ad un mantra in cui i pensieri sembrano fluire più liberamente.
Con il fisico che ho è normale che abbia sempre avuto una simpatia per il più debole.
Adesso mi prendo per il culo anche da solo?
Il treno si ferma, non ho visto il cartello, la stazione è anonima.
Entra gente, non molta.
Davanti a me prende posto una signora distinta.
Ci salutiamo con un sorriso appena accennato.
Chi sa dove sta andando e perché?
E se me lo domandasse lei io cosa gli risponderei?
“Sto andando a Cenaia per stare con la mia gente”.
No, non capirebbe, posso fare di meglio.
“Sto andando a Cenaia a vedere il Grosseto in trasferta perché……perché è un cordone ombelicale che non riesco e non posso recidere”.
No, dai troppo smielato, al solo pensarlo mi s’è gustato un dente.
“Sto andando in trasferta per una macedonia di motivi, dal senso di libertà, al gusto di tornare un po’ bambini, al senso di appartenenza ed anche, come il libro che sto leggendo, per aiutare la mia squadra a determinare il proprio futuro in piena….”
No vabbè, sei pesante.
Qualcosa di più breve ma corposo.
“Sto inseguendo un sogno. Forse lo faccio da sempre. Non conosco altro modo per dare un senso a questa mia esistenza”.
Il treno rallenta, le rotaie smettono di scandire il tempo lasciando il posto ad un sibilo ferroso.
Grosseto.
Mi alzo e prendo in spalla lo zaino.
La distinta Signora mi fa cenno con la mano che qualcosa nel mio bagaglio non va.
Mi giro e vedo che la sciarpa ancora penzola fuori dalla cerniera.
Sempre con un sorriso ringrazio.
La distinta Signora non mi farà mai nessuna domanda e scenderò dal treno senza scambiare una parola con nessuno all’infuori del sottoscritto.
Il vagone si arresta con uno scossone, le porte si aprono, davanti a me intravedo l’imponente figura del TAV che mi è venuto a raccattare.
Non è più tempo di riflessioni.
Devo inseguire un sogno.
Con la mia sciarpa al collo.

T&GO

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