Sabato, mentre osservavo la partita, non ho potuto fare a meno di notare, per l’ennesima volta, quanto uno stadio senza pista di atletica leggera si adatti notevolmente di più a questo Grosseto e, più in generale, al calcio.
La curva, a ridosso del campo, e le sue dimensioni rendevano molto più piacevole il colpo d’occhio della nostra tifoseria più calda.
Il loro supporto, a due metri dalla porta, era più redditivo.
Nessun urlo andava sprecato e nessun un coro perso.
A conferma delle mie sensazioni, finita la partita, anche amici che hanno assistito all’incontro dalle due tribune mi hanno descritto le stesse percezioni.
Il Carlo Zecchini farebbe il suo solo se gremito almeno per due terzi, diversamente, il colpo d’occhio, a tratti è desolante.
La pista di atletica non consente di creare e sfruttare le condizioni di vantaggio di un turno casalingo, anzi per molti versi ne crea di sfavorevoli.
Le squadre avversarie spesso sembrano esaltarsi in un palcoscenico completamente estraneo e sovradimensionato per queste categorie.
Lo scotto romantico che dovremmo pagare, ad abbandonare le nostre storiche mura amiche, è il tributo che già molte società prima di noi, anche a livello internazionale, hanno affrontato per poter incrementare i guadagni e ricreare gli stimoli e gli entusiasmi adeguati.
Una “bononera”, cucita su misura su quelle che sono le attuali potenzialità e necessità del tifo grossetano e della società.
Un luogo dove il fattore casalingo possa davvero diventare decisivo.
Un luogo dove poter sussurrare all’orecchio dell’avversario tutte le cose più belle di questo mondo e dove incoraggiare la terna ad un atteggiamento sportivo e imparziale.
Insomma, un luogo che diventi la casa della sportività e di altri demoni.

Vabbè, ci siamo capiti.

T&GO