Un pomeriggio come tanti, un’altra partita casalinga al retrogusto di trasferta. Fischio d’inizio, i ragazzi di Miano lottano sul sintetico di Paganico, campo piccolo e confortevole, sul quale le cose, inaspettatamente, sembrano prendere fin da subito una brutta piega. Il pallone scivola sul velluto e nei primi minuti si incunea sotto l’incrocio dei pali con una prodezza degna di applausi. La caldaia si rompe, la doccia è inesorabilmente gelata. I ragazzi tentano faticando di riaccendere la luce, ma il “generale” continuata a saltare e quel pallone sembra una palla al piede legata da una pesante catena della quale non ci siamo più riusciti a liberare. Era già da qualche giornata che la caldaia necessitava di una manutenzione, ma il “tecnico” sembra non essere ancora riuscito nella messa a punto.
È necessaria una revisione, tra un rimbalzo di colpe e qualche presa di posizione che sembrano più una commedia, una tragedia o la più risibile delle sitcom in pieno stile “casa Vianello”.
La coperta è corta e il riscaldamento non funziona. Due sono le scelte, la coesione e il calore della vicinanza o l’allontanamento e l’incognita verso la perdizione.
Un sentiero duro e tortuoso dalle scelte obbligate, quasi un out out, un ultimatum che non lascia scampo a nessuno, ad un esame di coscienza generalizzato, per far si che questi cali di tensione, non diventino un corto circuito.

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