Prendete una domenica, dei commensali (pochi), carne fresca, peperoncino, sale e pepe quanto basta. Miano ai fornelli, aiuto cuoco Madau. Piatto del giorno: spezzatino alla livornese con contorno al retrogusto dolce-amaro di erba novizia di campo.
Ore 14:30, i fornelli sono caldi e i commensali a tavola, speranzosi di un pranzo domenicale migliore di quell’insipido piatto presentatogli mercoledì scorso, che è rimasto nella memoria di tutti come spiacevole e indigesto. La tavola è imbandita ad hoc per l’occasione: si alza la cloche e il 4-3-3 è servito.
Carne buona ma sempre troppo cotta o troppo al sangue. O tiepida o bollente.
Non sono bastate le cinque stelle dello chef, cinque come i goal rifilati al Cecina. Non è bastato nemmeno il nuovo manto erboso e neppure un cielo terso da far invidia persino alle canzoni di Pupo, troppo poco per soddisfare i palati sopraffini dei commensali. Probabilmente il forte vento deve aver confuso le idee di qualcuno al punto tale da far dimenticare la posizione in classifica e che, nonostante lo svarione che ci ha portati all’eliminazione in semifinale di Coppa Italia, abbiamo vinto con una “manita” servita, un dessert servito su piatto d’argento,  offerto agli avversari e alle dirette inseguitrici per festeggiare la capolista come si deve. Pare però che l’unica certezza di ogni partita è che questo Grosseto, anche nella vittoria, divide e dividerà sempre l’opinione pubblica ed è proprio il caso di dirlo: “l’erba del vicino è sempre più verde”.