La 15ecima giornata regala al popolo un Grifone brutto e inguardabile sotto tutti i punti di vista. Praticamente una squadra che non ti aspetti, non sospetti, non immagini nemmeno, neanche nell’incubo più profondo della psiche. Un Grifone storto come un ramo di olivo secolare, una radice anziana, un labirinto inestricabile, una foresta equatoriale. Brutto e improduttivo, arido, vecchio, superato. Ti arrovelli nel cercare sbocchi, scoprire i perché, i per come, sguinzagli ogni tipo di spiegazione plausibile, ritorni al via senza una risposta, un appiglio, un sussulto. Nulla, il deserto senza vita. Sette giorni prima l’uccellaccio confeziona una prestazione da imperatore, si inorgoglisce, fa la ruota come un pavone, sorride, si appropria della propria anima e la sbandiera al vento. Allo Zecchini contro la Cuoiopelli perde costantemente le penne e la testa, scopre l’altra faccia di se stesso rimanendo sconcertato, senza idee. Un appoggio che è uno non esiste, una triangolazione che è una non prende forma, arriva secondo, anche terzo, sul pallone, inciampa, caracolla, sbatte la testa e il becco, si avvizzisce come una rosa al freddo, si rintana nel nido, non ha forze per arrivare in area. Insomma una specie di Caporetto formato casalingo, che il popolo segue disperato e disarmato. Da Grifone a pulcino, senza scuse. Lo Zecchini tarpa le ali al Grifo? Soppesando le 15 prestazioni in toto si può affermare che le migliori domeniche biancorosse sono trascorse lontano da casa, al netto del risultato finale. Ed è amaro riconoscerlo, come amaro è constatare che il campo amico sia invece una palude da cui guardarsi. Oppure: le belle imprese agiscono da pesante piombo invece che oro luccicante. In ogni caso è la rosa a essere chiamata sul banco degli imputati per dare spiegazioni. Sul lato allenatore la questione diventa ancora più spinosa. Esistono correnti opposte. Miano ha la giusta consistenza per guidare il gruppo, Miano non è all’altezza della bontà della rosa. Lo Zecchini non risparmia nulla, sbagli e arrivano i mugugni, il gioco non appare sufficientemente gradevole e giù parole e fischi. Le dichiarazioni della società sono state graffianti ma nulla è stato palesemente contro l’allenatore. Mario Ceri non ha gradito, anzi ha usato toni decisamente negativi, nemmeno lui capisce da dove arrivano i venti contrari. I giorni di riposo – si torna ad allenarsi il 27, il campionato riprende il 6 gennaio – serviranno per riprendersi la necessaria serenità, ponderare e decantare. Per adesso prendiamoci il titolo, platonico fino all’osso, di campioni d’inverno. Una piccolissima pepita d’oro da guardare con fiducia e non perché è Natale. A proposito, auguri biancorossi.it.