Rispondendo alla domanda sul segreto azzurro nella conquista della coppa del mondo 2006 in Germania, Lippi non ebbe nessuna indecisione: “Angelo Peruzzi”. Era il nome di un giocatore mai entrato in campo, insieme a Amelia. L’ex ct poi spiegò: “Peruzzi è stato umanamente eccezionale, un uomo capace di dare quotidianamente spinta e forza ai compagni che giocavano”. L’esempio è perfetto e illumina l’intimo senso dei giochi di squadra. Stare in panchina non è una vergogna, nemmeno uno sminuire le singole capacità tecniche dei giocatori, neppure una punizione. Si tratta di scelte. L’allenatore le deve fare equilibrando ogni aspetto della rosa a disposizione, sommando il lavoro giornaliero, pesando anche le inezie, che possono essere una occhiata, una parola, un comportamento, un sospiro. Un intrigo non facile da gestire. A supporto del tecnico ci deve essere una società in grado di garantire serenità allo spogliatoio. Altro impegno arduo ma indispensabile per non offrire il fianco a facili alibi e polemiche. Chi si siede in panchina ha le stesse responsabilità di chi va in campo, gli stessi diritti, le stesse mete. E’ il gruppo che vince, sempre. Mai l’inverso. Oppure, per risolvere alla fonte ogni tipo di problema, occorrono rose di undici persone.

1 COMMENTO

  1. Stasera ho letto che la “situazione” Molinari è rientrata, questa è una buona notizia, in questa volata finale c’è bisogno di tutti, Non conta chi parte titolare, conta solo vincere e tornare in serie D.
    Per me lo sfogo di Molinari è stato inopportuno e non doveva uscire “in piazza” comunque sono contento che la vicenda di risolva per il meglio anche perché conosco Molinari fin da bambino quando militava nell’Invicta però deve considerare che quando si gioca per vincere le rose sono ampie e di qualità ed è meglio “parlare”sul campo quando l’allenatore te lo concede. Questo vale per tutti: per la Juve, Real Madrid, Palermo in serie B, nel Catania in serie C, nel Modena in serie D e nel Grosseto in Eccellenza.

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