Poi ho sentito le lacrime montare come il caffè nella moka.
Tutto il vissuto degli ultimi due anni mi ha attraversato l’anima come una lama.
Il boato della gente che mi circondava si è affievolito sempre di più fino a sparire, come inghiottito dentro una montagna di ovatta.
E mi sono ritrovato solo in mezzo a centinaia di persone.
Ho socchiuso gli occhi ed una lacrima è scivolata in basso.
Poi come su una velocissima macchina del tempo sono stato riportato indietro di due anni.
In una giornata calda di agosto sul campo del San Donato, poi in una fredda e piovosa a San Gimignano, a Firenze ed a Gambassi, contro il Poggibonsi e la Cuoiopelli, Ponte Buggianese a Cenaia, Piombino e poi …
Poi un abbraccio mi riporta alla realtà.
Apro gli occhi ed è Alessandra.
Il boato piano piano torna a farsi sentire, non sono più solo e resto aggrappato a lei, ma non per usarla da scudo del mio pudore.
Semplicemente perché ero nel giusto.
Si, in quel momento ero esattamente nel posto giusto tra le braccia della persona giusta.
Lei è una di quelle che conosce tutte le pieghe ed i contenuti di quei novanta maledetti minuti.
Lei è una che appartiene a quella che io chiamo “quella sporca dozzina”.
Quelli che ieri sapevano che non era solo una cazzo di partita di calcio, ma molto di più.
Quelli che erano consapevoli della profondità del significato di quella giornata.
E non c’è bisogno che li elenchi, abbiamo avuto modo di mescolarci le anime e di affidarci reciprocamente le nostre intimità.
Conosco tutti i Santi a cui si sono appellati e tutte le loro dediche più segrete.
E loro le mie.
E questo vale più di mille parole buttate giù con l’inchiostro.
Ale si allontana ed io me li vado a cercare, uno ad uno.
Un abbraccio, uno sguardo, alcuni di loro visibilmente commossi.
Giornate come quella di ieri danno un senso a tutto.
Sono le giornate che ripagano.
Sono le giornate che restituiscono ciò che è stato dato.
Anche se nessuno di noi avrebbe mai richiesto indietro nulla.
E forse il segreto è tutto qui.
Nel dare a prescindere.
Che poi non è altro che la forma più perfetta dell’amore.

Per scrivere queste due righe sono ricorso alle mie ultime energie.
Ora sono svuotato completamente.
Non ho più voce fuori e non ho più voci dentro.
Come mi capita tutte le volte che ottengo la realizzazione di un sogno tanto anelato.
Voglio dormire.
Dormire duro.
E al mio risveglio voglio un nuovo sogno da inseguire.
Con voi e solo con voi.

T&GO