Probabilmente a gennaio la società XZ licenzierà i lavoratori i cui cognomi iniziano con la M. Una notizia del genere, anche se immediatamente smentita, alzerebbe ondate tipo tsunami di preoccupazioni e ansia. La delicatezza del tema dovrebbe essere una chiave di sicurezza in più per usare estrema prudenza nella valutazione di pubblicarla o meno. Anche se la fonte è robusta. Anche se la stampa non deve essere ammanettata e deve fare il suo dovere. Sempre. Nel calcio questa riservatezza non esiste. I calciatori non sono dipendenti, non hanno il diritto di essere salvaguardati specialmente a ridosso dell’apertura delle contrattazioni estive o invernali. Questa generale visione del calcio è distorta, nebbiosa e portatrice di tensioni più o meno evidenti. Arrivando allo specifico il mondo che ruota intorno al Grifone non smentisce questa strada, con l’aggravante che tutti hanno concordato che la parola “unità” è la bandiera comune. Una bandiera sempre calpestata, bruciata e gettata nel fango. Prevalgono, invece, altre forze, altre dinamiche e amicizie capaci di distorcere il quadro, di spostare gli equilibri, volano interessi personali a deturpare il panorama, valgono valori (?) di ben altra natura. Non manca, e questo è decisamente scorretto, lo scavare la terra del presunto “nemico” denigrandone l’operato e la linea giornalistica. Viva l’unità allora, viva lo Zecchini vuoto, viva l’Eccellenza. L’informazione rispecchia sempre il tessuto sociale di un territorio, basta un virus negativo per coinvolgere negativamente tutto l’insieme. Peccato, veramente peccato ritornare su questi argomenti, che potevano sembrare sconfitti e invece imperano, germogliano e ramificano senza freni. Perché uno scoop è sempre meglio della verità.