della campagna acquisti, del palazzo, di Palazzi, di Camilli, della penalizzazione, del fluido di Sesto (a proposito gli devo pagà anche una scommessa) e così via… Ma io ho la necessità quasi fisica di descrivervi una “sensazione” che mi porto appresso dalla scorsa estate. Esattamente dal giorno stesso in cui Camilli vinse la sua battaglia contro l’avversario più ostico, “il palazzo”. Arrivò allo Zecchini per festeggiare con i suoi tifosi, ma era spossato, stanchissimo. Un po’ come tutti noi. Ma tempo per recuperare le forze fisiche e soprattutto mentali non ce n’era, il campionato era alle porte e il calcio mercato addirittura le aveva già chiuse. Da lì in poi è subentrata una specie di “rassegnazione” contagiosa, che si è andata piano, piano espandendo come una macchia d’olio, dalla curva al campo. Una specie di nube grigia ha avvolto tutto l’ambiente, niente e nessuno escluso. Tutto è diventato ovattato e piatto come in pianura Padana col nebbione. Siamo scivolati, senza neanche rendersene conto, dal “…c’è tempo per salvarsi, ora li recuperiamo tutti…” al “…siamo spacciati…”. Nel mezzo, un interregno fatto del nulla, l’indifferenza più assoluta. Come se tutto fosse previsto, come se tutto fosse stato da tempo deciso a tavolino e non ci fosse nulla da fare per impedirne l’esito finale. La cosa che più mi amareggia è che non c’è stato dato modo di lottare e neanche di arrabbiarsi più di tanto. Siamo andati subito in depressione, passivi e indolenti come le persone più deboli.
Non mi riconosco.
Non vi riconosco.
Dobbiamo muovere i nostri culi dalle sedie, magari incontrarci, riunirci, arrabbiarci tra noi. Dobbiamo fare di tutto, anche rischiando di sbagliare qualcosa, ma l’importante, almeno, è averci provato, perché …
“NOI siamo Maremmani, giù il cappello gente!!!”.
T&GO








