Sapersi ripetere la considero la qualità più importante che distingue una grande squadra da tutte le altre.
Settima affermazione su otto partite ed unica compagine ancora imbattuta.
Trame da categoria superiore.
Individualità a tratti devastanti.
Segnali nitidi di crescita sotto tutti gli aspetti, caratteriale e di gioco.
La nostra vecchia Unione Sportiva sta onorando pienamente il ruolo di favorita.
Segnali inconfondibili di un gruppo che cresce e si compatta costantemente.
Ieri si è rivisto anche il giovane Fratini.
Ragazzo dinamico e dallo sguardo vivace, dal pensiero veloce e dalla gamba buona.
Dopo più di un anno dal grave infortunio che lo ha relegato ai margini del campo.
Novanta minuti trascorsi tra qualità e quantità con il coltello tra i denti nella zona più calda del gioco.
Ne esce a testa alta, anzi altissima.
Lo considero come un nuovo acquisto, di quelli che possono “spostare”, ancora più, a nostro favore la stagione.
Un altro ottimo acquisto con cui condividere gli ostacoli che ci si separano dal sogno di tutti.
Raito, infortunato, è assente solo dal rettangolo di gioco.
Il suo attaccamento alla squadra, infatti, lo porta a dare il suo contributo anche da bordo campo.
Non resta a casa, non ce la fa.
Per lui è vitale condividere.
Boccardi, giocatore tra i più talentuosi della categoria, sta dando continui e importanti segnali di maturità.
Lui, che se aveva un difetto, secondo me, era quello di accendersi solo con il pallone tra i piedi, è già diverse partite che corre, rincorre e contrasta con convinzione.
Entra dalla panchina ed è subito in partita.
Sia ieri che contro la Pro Livorno dopo il triplice fischio l’ho osservato abbracciarsi, ridere e parlare fitto, fino all’uscita dal campo, con Camilli.
Proprio i due che potremmo considerare diretti concorrenti per la stessa maglia.
Entra dalla panchina, si, ma è già l’ennesima volta che incoraggia il compagno che esce ed a fine partita è nel mezzo agli abbracci e alla festa di tutta la squadra.
Sta imparando l’importanza del condividere.
Su questa strada potrà diventare finalmente grande e finalmente un grande.
Zaga corre sotto la curva dopo un gran gol.
Condivide con i tifosi.
Gorelli replica a Fossati con la stessa potenza, solo che lo fa colpendo di testa e subito dopo corre a ringraziare Zaga per la pennellata.
Condivide con il compagno.
La squadra al triplice fischio si stringe tutta in mezzo al campo per poi correre sotto la curva.
La Nord ringrazia, abbraccia e scalda.
Tutti condividono con tutti.
Spettatori paganti 700.
Poco più di 700 anime che condividono questa passione.
Ancora troppo poche.
Così tutto rischia di perdere significato.
Il calcio è nostro.
Il calcio è dei tifosi.
Immaginatevi solo per un istante uno stadio vuoto.
Senza di noi non c’è futuro.
Proviamo a contagiare una persona, un parente, un amico.
Proviamo a contagiare l’importanza della condivisione.
Io, mentre scrivo, lo sto già facendo.
Non costa molto e ti fa sentire migliore.
Lo faccio quotidianamente, da sempre, come una goccia cinese e, a volte, raccolgo.
Sono da poco passate le 22,30.
Sono nel letto, leggo.
Ci siamo dati la buonanotte da poco.
Damiano mi chiama dalla sua stanza, vuole che vada un attimo da lui.
Mi alzo controvoglia.
Lo raggiungo e mi siedo nel letto vicino a lui.
– Dimmi tutto, piccolo dolcissimo rompicoglioni…
– Babbo mi ero dimenticato di dirti che Zagaglioni, sul suo profilo Instagram (io non ce l’ho perché, come dice una mia amica, sono troppo vecchio per queste cose…), ha messo una foto bellissima. Un selfie di tutta al squadra che festeggia dentro gli spogliatoi, con la scritta “ SI VOLA!!!”.
– Domani ricordati di mandarmela. Ora dormi e fai bei sogni.
Mi alzo, gli faccio una carezza, arrivato sulla soglia della porta mi giro e gli domando:
– Perché me lo hai voluto dire?
– E’ una cosa bella, volevo che anche tu lo sapessi.
Anche il piccolo dolcissimo rompicoglioni sta iniziando a capire l’importanza di condividere.
Sorrido e mi sento migliore.
T&GO









…come faccio da anni…a distanza….condivido!
Bellissimo pezzo , speriamo davvero che questo anno sia la base di una rinascita sotto tutti gli aspetti: recupero del manto erboso, riportare la gente allo stadio, coinvolgere nel progetto qualche realtà locale in più, settore giovanile, e non da ultimo riprendere il gusto della vittoria dopo troppi anni di sole delusioni
Tutto bello, tutto giusto, tutto condivisibile, ma, signori miei, bisogna vincere questo campionato e poi come minimo un altro per tornare a parlare di calcio vero; quello attuale (e in definitiva anche quello della D) è “altro”…il che ovviamente non esclude che ci si possa appassionare, che si gioisca se si vince o che, quanto meno, per affezione e per senso di appartenenza, si decida comunque di essere presenti allo Zecchini. Sono perfettamente consapevole che, se non interverranno cambiamenti allo stato impensabili, il calcio che io chiamo “vero” è destinato a rimanere un miraggio per Grosseto ed è per questo che attualmente sono senz’altro contento di come vanno le cose, ma non provo entusiasmo, non ci riesco proprio.
Sesto tre appunti:
1) le precedenti gestioni hanno lasciato solo macerie, un palazzo lo ricostruisci dalle fondamenta quindi andiamo per gradi. Intanto vinciamo bene questo campionato anche per ricreare entusiasmo ( perchè vincere a qualsiasi livello crea entusiasmo ) , andiamo di sopra e poi proviamo ad alzare l’asticella
2) il Camilli non c’è più, sono finiti i tempi dell’uomo solo al comando. Questa proprietà va solo elogiata per non aver fatto morire tutto ma da sola non può farcela. C’è bisogno di tutti , istituzioni, sponsor e anche di gente che torna a seguire e porta soldi. Perciò ognuno cerchi di portare un mattoncino alla causa perchè siamo tutti sulla stessa barca
3) nessuno nega che giocare contro Napoli, Fiorentina, torino o Sampdoria abbia più fascino, ma io personalmente godo sia battendo la Fiorentina che battendo il Vorno, e riesco ad entusiasmarmi pure essendo primo in Eccellenza piuttosto che in Serie B. Sono punti di vista personali
Giustissimo: ognuno parla, ovviamente, a titolo personale, io per primo, infatti esprimo pure e semplici opinioni, senza pretendere di convincere nessuno; sono tuttavia sicuro di essere tutt’altro che solo a provare certi stati d’animo. Trovo però francamente incomprensibile la teoria secondo cui un tifoso vivrebbe le stesse emozioni sia che la propria squadra affronti il Montignoso che, indifferentemente, il Torino.
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