Arrivo con il giusto anticipo.
Mi perquisiscono accuratamente.
Mentre mi incammino verso il settore ospiti noto subito il campo.
È un acquitrino.
La partita non sarà giocata in punta di fioretto.
Questa è roba per ‘duri’.
C’è un cordone di celerini che ci separa dal resto della tribuna.
Non siamo pochi e neanche brutti.
Pronti, partenza, via e Nappello segna con un rasoterra dal limite.
Ma è un’illusione.
L’artiglieria leggera oggi non servirà e non è nel nostro DNA vincere facile partite decisive.
Ci sarà da soffrire e infatti…
Il Grosseto è contratto, il Cynthia prende campo e coraggio e giunge al pareggio.
I tifosi reagiscono, la squadra no.
Le nuvole si addensano, non solo metaforicamente, sulle nostre teste.
Finisce il primo tempo e l’impressione è di vivere il punto più basso dell’annata.
Abbiamo toccato il fondo.
Le squadre rientrano dagli spogliatoi.
Il secondo tempo inizia.
Pronti, partenza, via e il Grosseto sembra trasformato.
La squadra gioca corta e alta, le fasce vengono raddoppiate, in avanti c’è profondità e movimento.
Su due angoli, pennellati da Olivieri, la nostra artiglieria pesante guadagna a sportellate il dominio dello spazio aereo ed è devastante.
Tifosi che si abbracciano, altri che corrono alla rete, altri che si arrampicano su di essa fin quasi ad entrare in campo.
I giocatori ricambiano correndo ad esultare proprio in quel punto esatto della recinzione.
Alcuni sono irriconoscibili dal fango che hanno sul viso e ovunque.
La scena si ripete a fine partita.
Ed è baraonda.
La rete…
Il fango…
Questa non è roba per palati fini.
Se mai un giorno usciremo da queste sabbie mobili, ne usciremo tutti più forti.
T&GO
P.S.: ieri i tifosi cantavano: ‘…e non c’è donna che possa competere/e non c’è stella che brilla più di te/perché mi basta saper che e’ domenica/e che ritorno di nuovo da te…’.
Buon San Valentino Grifone!!!








