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Grosseto Vs Astrea: le pagelle
GAGNO 5,5: incerto sul primo gol, forse sorpreso dal mancato intervento del compagno. Si ripete nella ripresa, quando è troppo passivo sul calcio d’angolo sul quale Belardinelli colpisce indisturbato. Non ha altre occasioni per riscattarsi.
PEANA 6,5: dimostra sicurezza e buone doti di palleggio, oltre ad un buon dinamismo. Il migliore del pacchetto difensivo.
DI GIORGIO 5,5: si fa sorprendere troppe volte da Belardinelli e Di Iorio, non appare in grande condizione.
MACIUCCA 5: meno brillante e preciso del solito, perde di vista Belardinelli che colpisce di testa indisturbato sul secondo gol. Tenta di rimediare nella ripresa con qualche incursione in avanti, ma senza fortuna.
LIBUTTI 5,5: sembra giocare con il freno a mano tirato e la squadra ne risente, raramente arriva sul fondo come è solito fare.
OLIVIERI 6,5: tenta di fare tutto da solo con una bella fuga in contropiede alla mezz’ora della prima frazione, ma il diagonale di destro finisce di poco fuori. Serve alla perfezione Di Gennaro per il gol del momentaneo 2-1 realizzato da Di Gennaro. Tra i migliori per quantità e qualità, esce per un risentimento muscolare.
(70° VACCARO 6): sostituisce l’infortunato Olivieri, tornando in campo dopo alcune partite trascorse in panchina. Apporta maggiore dinamismo al centrocampo biancorosso.
NICHELE 6: ha il merito di siglare il gol del pareggio con un inserimento perfetto, mentre in cabina di regia risulta un po’ troppo compassato e raramente riesce a dettare i tempi di gioco.
ZOTTI 5,5: firma l’assist per il gol di Nichele e sfiora il gol personale nel finale di partita. A parte questi episodi, non appare in buone condizioni e soffre molto soprattutto nella fase di non possesso, quando c’è da coprire le avanzate degli avversari.
LAVOPA 6: gioca ad intermittenza, inizia bene la sua partita con una buona iniziativa, poi lo si vede poco per tutto il primo tempo. Nella ripresa viene servito con maggiore continuità e crea alcune buone occasioni per Di Gennaro e Palumbo, ma sembra essere in fase calante di forma.
(90° SCHETTINO s.v.): gioca solo il recupero, ma ha il tempo per confezionare un ottimo assist per Zotti, poi non concretizzato dal compagno.
DI GENNARO 7: il migliore del Grosseto. Sfiora il gol nel primo tempo con una bella deviazione volante sul traversone di Zotti da calcio piazzato. Non sbaglia nel secondo tempo, quando sigla di destro il gol del momentaneo vantaggio. Fa reparto quasi da solo in attacco, aggiungendo una gran mole di lavoro per far salire la squadra.
PALUMBO 5,5: oggi non brilla particolarmente, anche se lavora molto per gli inserimenti dei centrocampisti. Sfortunato quando colpisce la traversa dopo un bel movimento ai limiti dell’area di rigore, ma in definitiva è una delle poche cose buone da ricordare della sua partita.
(81° NAPPELLO 7): il gol vale il prezzo del biglietto, come si dice in questi casi. Davvero una giocata pregevole dell’attaccante al rientro dall’infortunio alla spalla. Si candida per una maglia da titolare.
Grosseto Vs Astrea 4-2 (1-1)
Difese ballerine allo Zecchini, il Grosseto prevale per 4-2 sull’Astrea. Gran gol di Nappello
Grosseto vs Astrea: Diretta Grifo, la radiocronaca della partita
A partire dalle ore 14:30, Radio Onda Biancorossa vi racconterà, attraverso la voce di Giancarlo Mallarini e Giacomo Spinsanti, la radiocronaca dell’incontro tra Grosseto e Astrea.
Per ascoltare la radio sarà sufficiente collegarsi alla Home Page di Biancorossi.it con il vostro computer o con il vostro smartphone/tablet (cliccando sul player che appare in alto). Inoltre potrete seguire la trasmissione radiofonica attraverso la nuova App gratuita, di Radio Onda Biancorossa, per dispositivi Apple, accessibile a questo link. In alternativa, si potrà scaricare l’applicazione gratuita spreaker, disponibile per tutti gli smartphone (iPhone e Android).
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I CONVOCATI DI MISTER GIACOMARRO:
1. Baylon Carlo
2. Cremonini Davide
3. Di Gennaro Francesco
4. Digiorgio Luigi
5. Gagno Riccardo
6. Lanzano Mattia
7. Lavopa Vito
8. Libutti Lorenzo
9. Maciucca Riccardo
10. Migliaccio Armando
11. Nappello Umberto
12. Nichele Matteo
13. Olivieri Nikola
14. Palumbo Roberto
15. Peana Andrea
16. Schettino Alberto
17. Torri Omar
18. Ungaro Gaetano
19. Vaccaro Raoul
20. Zotti Pietro
Riascolta la puntata di Onda Biancorossa, ospite Fabrizio Rossi
Riascolta in streaming la puntata di “Onda Biancorossa” con ospite l’avv. Fabrizio Rossi, consigliere comunale, esponente del gruppo “Fratelli d’Italia“. Durante la trasmissione potrete ascoltare le interviste rilasciate dai colleghi giornalisti Maurizio Caldarelli del Tirreno e Alberto Celata della Nazione.
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Tra pochi minuti una nuova puntata di Onda Biancorossa. Ospite Fabrizio Rossi
Tra pochi minuti, nuova puntata di “Onda Biancorossa” con Giancarlo Mallarini e Giacomo Spinsanti. Ospite della serata il tifoso Fabrizio Rossi.
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Sarà possibile interagire con noi attraverso la chat presente sia nel player all’interno del sito che all’interno delle due app per smartphone.
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Il senso della misura
Sono trascorsi ormai quasi sei mesi dall’arrivo di Max Pincione a Grosseto. Un evento importante per la tifoseria perché ha decretato la rinascita del club ma soprattutto, dopo oltre un mese di dubbi e paure, la certezza di disputare almeno il campionato di serie D. Squadra fatta in ritardo, quando ormai i giocatori migliori erano già accasati, soprattutto quegli “under” di cui ogni formazione della Lega Nazionale Dilettanti non può fare a meno e che si contano sulle dita di una mano. Nonostante la partenza in ritardo e il non aver potuto fare un ritiro adeguato, la società è riuscita a mettere insieme un organico di tutto rispetto e senza spendere cifre folli. Poi c’è il mister, quel Domenico Giacomarro esperto conoscitore della categoria che in carriera ha già disputato dieci campionati di serie D, collezionando ben due promozioni, posizionandosi due volte al secondo posto, tre al terzo, una al quarto e una al settimo. Esonerato, sempre in serie D, una sola volta, nella stagione 2001/2002.
Certezze che però a distanza di pochi mesi non esistono più, sgretolatesi una settimana dopo aver raggiunto il tanto agognato primo posto. Quel primo posto oggi occupato da Viterbese Castrense e Rieti a quota 42 punti. Un solo misero punticino in più del Grosseto, che ha fatto cadere parte del popolo biancorosso nella più totale disperazione, indotti anche dalle dichiarazioni rilasciate dal massimo dirigente. Una sola settimana, un lasso di tempo brevissimo in cui il “piccolo Barcellona” torna ad essere “la squadra di brocchi”, se non altro fino alla prossima vittoria, fino al prossimo avvicendamento in testa, uno dei tanti che vivremo da qui alla fine del campionato. Si, perché chi scrive è convinto che Grosseto, Rieti e Viterbese Castrense se la giocheranno fino alla fine, fino all’ultima giornata, gomito a gomito, spallata dopo spallata, insieme magari a quella Torres che se non dovrà combattere anche contro la giustizia sportiva, probabilmente potrebbe giocare il ruolo di quarto incomodo. Vedere oggi il Grosseto ad un solo punto dalla vetta della classifica, deve essere motivo di vanto e di orgoglio e non di frustrazione. La FC Grosseto, tra vari problemi e inevitabili incidenti di percorso, sta diventando una realtà importante ma c’è bisogno di tempo affinché possa spiccare definitivamente il volo. Probabilmente l’errore più grande commesso dalla società è stato quello di promettere fin da subito la promozione in Lega Pro e di non prendere minimamente in considerazione la possibilità che ciò possa non avvenire.
Tutti vorremmo vincere questo campionato, toglierci dalla melma dei dilettanti, ma per ottenere risultati importanti c’è bisogno di serenità, fiducia e consapevolezza dei propri mezzi. Soprattutto però c’è bisogno di recuperare il senso della misura, da parte di tutti, società in primis e tifoseria a seguire perché questa squadra non sarà “il piccolo Barcellona” ma sicuramente neppure “una squadra di brocchi”: 23 punti nelle ultime 10 partite, ovvero da dopo quell’Arzachena-Grosseto che ha fatto un po’ da crocevia, con 26 reti fatte e 11 subite. Se Giacomarro riuscirà a mantenere questa andatura, il Grosseto potrebbe chiudere intorno a quota 72 punti. Altro dato da tenere in considerazione è che il Grosseto nelle prime 3 giornate del girone di andata aveva ottenuto 5 punti (1 vittoria e due pareggi), disputando 2 partite in casa ed una in trasferta. Dopo le prime tre giornate del girone di ritorno, i biancorossi si trovano già a +2, grazie alla vittoria in casa con il Trastevere e ai 4 punti raccolti in Sardegna contro Nuorese e Lanusei, segnali che confermano che la squadra è sicuramente migliorata. Questo è il momento di stringersi intorno alla squadra, per i bilanci è ancora troppo presto, quelli li faremo a maggio.
Il miglio verde
Viterbese-Castrense 42, Rieti 42, Grosseto 41. Serie D, Girone G, Stagione 2015/2016. Siamo alla 20esima giornata, ne restano da giocare altre 14. Consultate Televideo, collegatevi ad internet o acquistate qualsiasi giornale, la situazione è questa e non cambia. Questa è, senza ombra di dubbio, la fotografia che congela la metà, più qualcosa, di questo impegnativo ed appassionante campionato dilettantistico. Fin qui nulla da obiettare: il neo Grifone targato Pincione è li a darsi da fare, nella mischia, sgomita e rantola per occupare l’agognata vetta, tra realtà di provincia che respirano campi sintetici e lisi dove essere “capoluogo” è già un valore aggiunto ed avere tifosi in trasferta un lusso che quasi nessuno può permettersi.
Eppure qualcosa non va. La pancia dello “Zecchini” si sente brontolare a distanze diverse. Migliaia di km, quelli che dividono il neo Presidente dalla sua creatura, o poche centinaia di metri, quelli tra Via Veterani dello Sport e le strade o le piazze grossetane, dove i tifosi parlano, si confrontano, si schierano. Esposti all’attenzione opprimente di popolo e dirigenza ci sono, sostanzialmente, due numeri: 45 e 27, le reti fatte e quelle subite. Il 45 piace, ammalia, spinge il sonnecchioso tifoso maremmano a uscire di casa la domenica pomeriggio ed andare allo stadio perché finalmente “si diverte”, per mano con il suo ritrovato entusiasmo. Il 27 stona decisamente e pone profondi interrogativi. Soprattutto se paragonato al 15 che va invece di moda nelle zone della Tuscia e della Piana Reatina.
Che poi, diciamoci la verità, 45 e 27, presi insieme, non stanno nemmeno male perché seguendo le leggi inopinabili della matematica spicciola restituiscono un discreto +18, che non stona sicuramente con il +15 di Rieti, forse un po’ di più con il +24 di Castro. Ma senza fare drammi.
E invece i drammi, o quasi, ci sono, fanno capolino in modo altalenante, non si riesce a scacciarli mai in modo definitivo e mettono in bilico una delle poche certezze che la piazza grossetana aveva abbracciato e coccolato sin dagli ultimi giorni di un infuocato Agosto: Domenico Giacomarro. Lui, già centrocampista di esperienza, allenatore di calcio dal lontano 1996, condottiero di questo grifone d’assalto italo-tosco-arabo-americano. Il nostro Domenico è abile conoscitore della categoria, preparato, diretto, schietto, gran lavoratore, amato dai giocatori e dai tifosi, scelto dalla proprietà per tutti questi motivi più uno: è compatibile con il “brand” Grosseto (un giorno qualcuno mi spiegherà cosa significa). Lui è il principale indiziato di quel 27. Eppure, guardando indietro nella sua carriera, a fine campionato ‘12/’13 aveva collezionato un modesto 37 a Termoli (finì 2°), addirittura un 28, sempre a Termoli (3° posto finale) l’anno successivo e un forse più sospetto 46 a Potenza nel biennio ‘14/’15 (ancora 3°).
Rimane da decidere cosa fare. Mi sembra evidente che l’assetto pseudo-buonista del “pensiamo come eravamo messi a Agosto” non regge più. La proprietà ha fatto investimenti importanti e non si esime dal sottolinearlo. Si da o si è dato tanto e ora si esige, non fa una grinza. Carta bianca al Mister, giocatori che del dilettante hanno poco, organizzazione, disciplina e volontà di crescere. Il sipario si è sollevato e Pincione non ha lasciato spazio a dubbi o interpretazioni: il campionato deve essere vinto. Tutto ciò mi eccita e mi impaurisce allo stesso tempo. Il mio lato “tifoso”, che non è propenso a vivere coi piedi per terra, viene enfatizzato e istigato: voglio andare in Lega Pro, poi in B, poi chissà…e voglio farlo nel minor tempo possibile. Il mio lato più riflessivo guarda tutto con più pragmatismo: siamo una squadra giovanissima, abbiamo tempo, fondiamo delle solide radici e poi ripartiamo, facendo tesoro degli errori e costruendo un futuro più solido. In fondo ci stiamo tutti conoscendo un po’ e sicuramente non può farci che bene. E ancora: se questo campionato non dovessimo vincerlo cosa succederà di nuovo ad Agosto? Ho paura delle reazioni di chi ha troppa foga, siano tifosi o dirigenti, di chi sembra non ammettere repliche, dando forse troppo per scontato.
Ci sono ben poche certezze su cui far leva ma fortunatamente io faccio solo il tifoso e non spetta a me, o ad altri, decidere se “sacrificare” o risparmiare qualcuno. E noi tifosi siamo una razza strana, divisa ed unita per antonomasia, sentimentale e cinica, clemente e spietata. Solo una cosa ci rende tutti più docili ed affettuosi: la vittoria. Siamo un popolo e come tale andiamo condotti, nel bene e nel male, in salute e in malattia. E per far questo, a chi decide di candidarsi nel ruolo difficile ma entusiasmante di condottiero, servono un paio di cose prima di tutto: personalità e carattere. Per questo Max mi rivolgo a te, in tono amichevole e un po’ americano, che vieni dalla terra di un idioma dove il “lei” non esiste e la gente si parla guardandosi negli occhi: personalità e carattere non ti mancano, di questo ne sono certo. Stai più con noi, guardaci, scrutaci, parlaci. Fai tesoro della nostra realtà e decidi, di pancia o di testa, senza lasciarti influenzare e senza paure immotivate. La scelta è solo tua, le altre saranno solo reazioni di riflesso, per quanto importanti. Hai questo privilegio, devi riuscire a trovare il modo di farlo fruttare e crescere. Tutte queste cose, però, falle in prima persona, senza accettare ingerenze.
Gli allenamenti continuano, con la solita dedizione, cura e passione. Difficile tornare indietro ma anche difficile credere che continuando così il prossimo anno giocheremo in Lega Pro. Se sei davvero convinto che sia il caso di percorrere fino in fondo questo ultimo, fatidico, miglio, per colpe di supposta ottusità o incapacità, è giusto andare avanti piuttosto che cercare di plasmare il carattere di chi, per natura, è fiero e riconosce il proprio valore. A Grosseto siamo abituati da anni alle “esecuzioni”, fanno impressione ma durano solo pochi secondi, poi torna la quiete di sempre: e con la quiete, è risaputo, tutti si aspettano anche il sereno.
Il popolo non si tocca
Il presidente Pincione, dunque, è molto arrabbiato. Nel mirino la stampa e i tifosi rei di aver creato “una situazione di esaltazione di Giacomarro, dello staff tecnico e della squadra assolutamente ingiustificata”. Parole che sembrano arrivare da Marte, rilasciate dal presidente alla testata “GrossetoSport”. Il massimo dirigente chiude la parentesi con un “se decidessi di allontanare il tecnico sareste tutti pronti a puntare il dito verso di me”. Espressioni in arrivo da Giove. Prendiamo nota dei pensieri e delle parole di Pincione, ma non possiamo restare in silenzio di fronte ad una situazione a dir poco grottesca. I tifosi, signor Pincione, sono il sale, lo zucchero e l’olio extra vergine d’oliva doc e non vanno mai criticati quando sostengono i colori biancorossi a destra, a manca, in alto e in basso, con sacrifici, tempo rubato agli affetti e tanto altro ancora, non ultimo l’aspetto economico. Criticarli per essere dalla parte della squadra appare una enorme forzatura, un errore tecnico, un obbrobrio sportivo. Il popolo svolge il mestiere di popolo, fa il suo dovere, soffre, ride, si arrabbia, incita. Sempre, a prescindere. Lo fa con il cuore, la pancia, la voce, gli occhi e le orecchie, sa capire e distinguere, riesce ad andare in fondo alle questioni, riesce ad andare ben oltre un pareggio o una sconfitta. Scegliere la strada di schierarsi dalla parte della squadra è normalissimo, naturale ma anche indice che la società ha fatto più errori della difesa, dell’attacco e del centrocampo. Il popolo intuisce e non vuole essere additato come una ruota sgonfia o bucata. Vuole i suoi personaggi, vuole urlare per un gol fatto, incazzarsi per una rete presa. Dal lato stampa c’è stata una spontanea, sincera e apprezzabile disponibilità a dare più carezze che pugni pensando di porgere una mano aperta alla causa, di esaltare le cose buone mettendo in un angolo quelle negative. Il tutto con slancio, affetto e disponibilità. Non è una giustificazione, solo un appunto chiaro per cancellare qualsiasi tipo di volo pindarico o strane ipotesi. Ma lei è il presidente e come tale ha facoltà di decisione. Se crede che Giacomarro sia al capolinea lo deve esonerare senza pensare a quante dita le saranno puntate contro. Le responsabilità non sono del popolo, nemmeno della stampa, sono sue e basta. Decida senza perplessità, fare lo struzzo non gli si addice. Ogni risoluzione deve fare capo a lei, nel bene o nel male. Un salto nel buio o soluzione magica? Ci pensi bene e agisca come crede la sua coscienza. Ultimo appunto. Non crede che continuando a dire “dobbiamo” vincere invece di “cercare” di vincere possa essere controproducente per tutto l’ambiente?
Un Grifone brutto e antipatico
Quando giochi in formato Flaminia – tradotto significa molto male – vai sotto dopo soli 4’, riesci a fare due reti in altrettante conclusioni riuscendo addirittura a passare in vantaggio e subisci il pareggio nei minuti di recupero quando giochi con l’uomo in più, significa non possedere la necessaria solidità per difendere il primo posto. Nuda e cruda, questa è l’impressione domenicale. Si sono manifestati i difetti di fondo di questa formazione: mancanza di personalità, difficoltà ad essere costante, affanno dei singoli nelle gare che contano. E Lanusei aveva un peso specifico molto alto se il Grifone voleva veramente volare alto dando inequivocabili segnali alle altre contendenti e a se stesso. Non è accaduto, ed è un vero rammarico. Il buco nero poteva essere evitato con un pizzico di concentrazione in più, una maggiore stabilità sul terreno di gioco. Il brutto ma vincente Grifo allora si è tramutato in un brutto e antipatico uccellaccio incapace di usare le ali e la testa incassando il 2-2 con l’intera difesa schierata. Così i campionati restano lontane chimere, il primato un tabù. La stagione è lunga ma la percezione generale dopo questo pareggio è di un Grifone non ancora maturo per il salto di qualità.






