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Dentro il tunnel del Culicchi

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ma soprattutto colto da un improvviso attacco febbrile manifestatosi dopo la partita di ieri, mi ritrovo improvvisamente in un ambiente comunque a me congeniale. Non tutti i mali vengono per nuocere, quindi per una volta abbandonerò le analisi seriopassionaltifosamentesentimentali e vi scrivo i dieci pensieri che mi sono venuti dentro il tunnel del Culicchi.

1) L’Arbitro Baratta è riuscito ad applicare alla gara un metro di giudizio coerente, nonostante i suoi due assistenti fossero la teoria degli opposti: Santuari e Stallone.
2) Non capisco proprio cosa si pretenda dal DS Salerno, con questo sciopero dei tir al mercato non arriva nulla.
3) Lorenzo Falconi ha dichiarato di “mollare” la direzione di Biancorossi.it a fine stagione. Non si può andare avanti con 366 lettori neanche paganti e con dei collaboratori come lo Spinsanti, che prima di scrivere il suo “Ci puoi scommettere” fa le quattro in discoteca sbagliando puntualmente ogni previsione. Il Falconi molla perché in questa piazza non c’è tensione, dichiarando inoltre che lui e suo figlio non si divertono più e che se smette di essere il Direttore di Biancorossi.it, questo sito torna a essere quello che era, e quindi un sito porno con la pubblicità del night club “Cenaia”.
4) Il Vice Sindaco Paolo Borghi ha promosso il libro per il centenario del Grifone ed è prontamente intervenuto a difendere Il Presidente Camilli, dichiarandolo, nei fatti, più grossetano di certi grossetani. Ottimo Assessore, adesso ci aspettiamo che venga anche alle partite.
5) I giocatori del Grosseto non sono sottopagati ma sono semplicemente considerati tirocinanti; infatti, in questa stagione stanno facendo tutti il tirocinio da allenatore e lo stesso Presidente Camilli, entusiasta del progetto, si è impegnato a cambiargli un insegnante a trimestre.
6) Viviani non è certo un allenatore che subisce la pressione del proprio Presidente, Camilli contro l’Albinoleffe gli ha urlato per ben otto volte “Cambia!” ma il mister è andato avanti per la sua strada: difatti il giocatore Cambia non è entrato né in quella partita né ieri contro la Reggina.
7) Coriaceo, noto utente del muro biancoross.it, l’altra notte ha sognato Gustinetti avvolto da una luce abbagliante; il mister bergamasco gli ha profetizzato la retrocessione del Grosseto che potrà essere evitata solo se Coriaceo salirà sul Monte Amiata a prendere le tavole dei comandamenti del Gus. Coriaceo adesso si veste da Mosè, ha trasformato due ante di un armadietto in tavole e sdoppia la sua personalità facendosi chiamare anche JS.
8) Secondo la logica del tifo Grossetano, in curva ci sono i tifosi più appassionati e in tribuna semplici spettatori paganti; sarò pure nel tunnel ma non capisco perché sabato dopo sabato la curva è sempre più deserta e la tribuna è più o meno normalmente popolata.
9) Non c’è niente da fare, Viviani quando parla si gufa: dopo aver enfatizzato il ritrovato stato di forma di Zanetti e la solidità della sua squadra prima di partire per Gubbio, questa settima ha colpito di nuovo. Indice un allenamento a porte chiuse per provare in segretezza il nuovo 3-5-2, modulo che il giorno dopo è svelato da tutti i giornali locali, ormai smascherato, lo presenta alla stampa ma l’infortunio di Olivi lo costringe a tornare sui propri passi.
10) Keko è caduto in una grave crisi psicologica: dopo aver saputo, che Mister Viviani in conferenza stampa ne ha lodato la sua particolare velocità è terrorizzato di vedersi muovere in slow motion.

Adesso mi prendo una tachipirina ma voi non fate i complimenti e si vi trovate bene rimanete nel mio tunnel quanto vi pare.

 

Dentro il tunnel della Maglia

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A fine partita Mister Viviani è palesemente contento per aver buttato il pallone in tribuna e conquistato una vittoria importante, poco dopo, nella rubrica “A ruota libera”, il tono dei commenti rilasciati dagli spettatori della Nord, è lo stesso di quei pensionati indecisi, se lamentarsi della pochezza della loro pensione o rallegrarsi per averla presa ancora una volta. In breve è il riassunto di questa giornata biancorossa, quando la classifica è ancora tranquilla, equamente distanti da sogni di gloria e incubi di retrocessione, peccato solo non ci sia più traccia di divertimento. Il Presidente è il padrone assoluto di questa società ma da qualche tempo sembra esserlo diventato anche della “Maglia” ed è un errore, perché Grosseto Calcio e Maglia sono due cose diverse, una è una Società, l’altra è lo spirito della gente di Maremma. E’ la maglia che fa gruppo, rendendo un’unica entità giocatori, tecnico, società e tifosi, mentre quello che vediamo oggi è solo un assembramento di convenienze, forzatamente vicine per mezzi comuni ma con fini diversi. Il Presidente ha la responsabilità morale, finché desidera tenersi questa Società, di fare il massimo per creare quel gruppo; Consonni e gli altri ce la mettono tutta, Viviani ce la mette tutta, ma se ognuno fa il massimo perseguendo i propri interessi, fermi nelle proprie convinzioni, senza creare un patrimonio comune tutto diventa solo un monte di energia sprecata. La curva si svuota oltre il vuoto normale e il pubblico si disinteressa oltre la soglia d’indifferenza abituale per questa città; anche noi dovremmo mettercela tutta e invece è un lento rotolare su un pendio pericoloso, dove le corde dell’entusiasmo cui aggrapparsi sono sempre più deboli. Il passato è certamente importante ma non conta quello che siamo stati ieri, conta ciò che siamo oggi, gli errori sono stati fatti da tutti compreso un pubblico pappagallo, che mettendosi a ruota delle urla del Comandante, non aiuta a crescere nessuno e soprattutto non esorcizza la paura di tornare a giocare in campi da incubo. La cura è la Maglia ma questa veste il gruppo, non i singoli, se invece ci accontentiamo di vedere le casacche, accendiamo la tv e scordiamoci lo Zecchini.

 

Dentro il tunnel del macchinista Viviani

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Viviani deve aver pensato che allenare il Grosseto fosse il treno che aspettava da qualche tempo e senza indugi ha indossato il berretto da macchinista, d’altronde fu proprio lui, alla vigilia della sfida casalinga contro il Modena, a dichiarare: “Credo di aver le qualità per incidere in maniera positiva su questa squadra”. Ad attirare la mia attenzione non è l’effettivo riscontro tecnico per valutare le sue qualità, ma il potere scaramantico delle sue dichiarazioni, e se il mister mi perdona l’ironia, oltre ad augurargli un glorioso futuro da macchinista biancorosso, lo invito alla prudenza nelle esternazioni in conferenza stampa. Viviani, infatti, nelle dichiarazioni da “le ultime parole famose” è recidivo, non a caso pochi minuti prima di partire per Gubbio, il mister biancorosso analizzando la solidità del suo team dice: “La squadra comincia a piacermi un po’ di più ma non siamo ancora propositivi, finora ci siamo concentrati a non subire ed essere solidi, in effetti, nelle ultime tre partite abbiamo subito solo quattro tiri in porta, vero è che sono stati quattro gol dettati da episodi sfortunati, ma sono sempre solo quattro tiri”. Non ho tenuto conto quanti tiri hanno scoccato gli umbri nella porta biancorossa, sicuramente almeno quattro. Al solo fine di stemperare la tensione, di frasi “famose” in questo mese ne possiamo annoverare altre da cui estrapolo le più profetiche: “Zanetti sta molto bene e ha ritrovato la forma” oppure “ Questa squadra ha un merito, ed è quello che un gol in una maniera o nell’altra lo fa sempre” ma per non apparire disfattista, mi voglio schierare dalla parte di Viviani, e salendo su quel treno in qualità di passeggero, chiedo al macchinista di trovare ogni energia, ogni motivazione che ha dentro di se, per mandare le macchine al massimo e fare sentire a tutto lo stadio il fischio del vapore e l’ululato della sirena. Dei tre allenatori visti finora in questa stagione biancorossa è forse quello ad avere più tempo ma anche i risultati più avversi, adesso ogni partita è una finale, per la nostra classifica e per il suo futuro professionale quindi, forza Mister Viviani e mi raccomando, più fatti e meno parole.

 

Sensazioni

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Il Grifone non ama la logica, non lo puoi analizzare tatticamente, sviscerarne il gioco, capirne i limiti o apprezzarne i meriti, perché di questa squadra, come di quelle degli anni passati, puoi vederne l’anima solo attraverso delle sensazioni. Sensazioni fluttuanti, labili e per questo contrastanti, ma proprio perché si parla del Grifone, ognuna di queste è vera e al tempo stesso bugiarda. Ognuno dice la sua, ognuno esprime le sue critiche attraverso le delusioni provocate dalle proprie aspettative. Sognatori, realisti, tecnici, opinionisti, tutti contro tutti, salvo poi tornare di comune accordo a Giugno, quando la delusione per una serie A irraggiungibile, si dissolve nella consapevolezza di quanto la serie B sia casa nostra. Sensazioni appunto, come quelle che gli altri siano sempre più forti di noi, perfino gli ex, trasformatisi in campioni appena lasciato lo Zecchini. Sensazioni di rabbia, consapevoli di non essere mai padroni dei nostri sogni, sensazioni di sfiducia verso un allenatore, identica a quella riservata a tutti gli allenatori passati da qui, come se a Grosseto fossero venuti solo tecnici apprendisti senza la speranza di un futuro professionale. Sensazioni appunto, come quella di un Presidente che se vuole può spendere di più, tanto da portarci a San Siro almeno due volte a stagione (Coppa Italia esclusa), sensazione contrastante con quella che, visto ciò che c’è in giro, è già un miracolo trovarne uno che spende per noi. Di nuovo sensazioni, senza il conforto di una riprova certa, come quella che la gente di questa città non ami il Grifone, solo perché passeggiando in Piazza Dante senti due che commentano il risultato della Nocerina. Sarà forse così, ma poi il sabato entri allo Zecchini e per quanto i tifosi siano pochi, quei pochi ci saranno per sempre, come montagne silenti nel passare dei tempi. Sensazioni, come quella che chiunque scriva sul muro, qualunque cosa scriva, prima o poi avrà inevitabilmente ragione, perché il Grifone è così, contradittorio con se stesso, come noi maremmani lo siamo da sempre con questa terra: dalla prima puntura di malaria ai giorni nostri. Sensazioni labili, fluttuanti e contrastanti ma comunque necessarie, perché ho la sensazione che ragionando solo di logica e razionalità ci faremmo troppo male.

 

Un’altra stagione

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il calcio si sa, vive in un mondo fatto di contraddizioni ed emozioni, ognuna in simbiosi con l’altra. Un’altra stagione è come un cesto in cui deporre tutto quello che il tifoso troverà sulla sua strada, un cesto nel quale finiranno anche le cose più dolorose, perché troverà sempre una ragione per la quale il dolore sia necessario alla causa. Un’altra stagione dal peso centenario, una data che vuol dire tutto e non vuol dire nulla; è il tifoso che ne esalterà i ricordi, ne colorerà i festeggiamenti ne enfatizzerà i poteri divinatori, qualunque evento ci porterà questo campionato, sarà il tifoso a trovargli la giusta collocazione nell’intero secolo. Il tifoso giudica e condanna ma a differenza degli altri inesorabilmente perdona, persino i torti subiti per le colpe degli altri. Non so quanto i giocatori siano addolorati nel dover rinunciare alla presentazione della squadra, ma so quanto pesa ai tifosi non manifestare la loro fede. Cercare di leggere attraverso le scintille di rabbia e orgoglio del Comandante, intravedere nell’eruzione incandescente delle sue sinapsi, il perché di questa dimostrazione di potere, al tifoso non interessa: il Comandante non si discute; punto e basta. Il tifoso non è né ottuso né un fondamentalista, non è da trasferta né da poltrona; è solo uno che ha fede nella propria maglia, nella propria terra, nella forza del proprio cuore. Il tifoso non è né da ammirare né da biasimare e neanche da capire perché il tifo, come l’amore, è totalmente irrazionale. Un’altra stagione sta per iniziare e sarà l’ennesima grande scommessa; tutti scommetteremo sul nostro futuro, partita dopo partita, allenatori, giocatori, tifosi e perché no anche noi giornalisti; più o meno capaci di leggere un incontro, di giudicare un giocatore o scrivere editoriali, qualche volta di denuncia, spesso accondiscendenti e persino di rincorsa, quando le idee mancano e la conoscenza “tecnica” da sola non aiuta.

Miss Trasferta

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Scherzi a parte, nel minimo le si deve un gran rispetto, specie se ci si sofferma su quei numeri, che nella vita di Alessandra Peppetti, hanno un ruolo fondamentale. Una storia dove l’amore per la maglia è un sentimento per il quale si da senza nessuna pretesa di prendere.

Una storia d’amore nata in Curva Nord; un mondo particolare con le sue regole non scritte, le sue contradizioni, le sue passioni esasperate; “Curva”: nome singolare, femminile pensato al maschile, dove lei e le ragazze del Grifone hanno annullato ogni differenza.

“Certo non è facile per una donna far capire che la passione che hai per questa squadra e per il calcio è identica a quella di un uomo, spesso sembra che il fatto di essere tifosi sia un diritto soltanto degli “uomini” ma credo che la forza della mia passione sarebbe stata chiara a tutti anche senza trasferte.”

Nessuna obiezione, perché per noi uomini è molto più facile: lavoro, calcio e famiglia sono tenuti a compartimenti stagni rigorosamente separati, senza che l’impegno di uno contamini l’altro; per una donna invece, tutto è un frullato di contemporaneità.

“Io non sento di aver fatto chissà quali sacrifici o aver rinunciato a chissà cosa, perché vedere il Grosseto è la cosa che mi piace di più, anzi mi ritengo fortunata di aver avuto la possibilità di esserci sempre stata”. Guardare il Grifone in televisione non mi sembra neanche che sia il Grifone, non sento neanche la partita. Per questo anche il primo anno di B ho fatto tutte le trasferte, il secondo e il terzo ne ho persa solo una e quest’anno le ho fatte di nuovo tutte. Magari mi mancano quelle che sono il sogno nel cassetto…San Siro o l’Olimpico!”.

Una vita di trasferte che magari è anche un record, peraltro un primato che potrebbe essere facilmente certificato, visto che Alessandra, durante il pre partita, è il volto più inquadrato da Sky. Per chi non è abituato alle telecamere, la cosa potrebbe persino portare ad assumere ansiolitici.

“E chi ci pensa, io penso solo alla gara, difatti quando mi rivedo nelle riprese, ho sempre la faccia pensierosa, l’unica ansia che mi prende è quella del risultato!”

Ne ridiamo insieme ma subito la incalzo con un’altra domanda e cerco di prenderla di sorpresa chiedendogli di tutti questi pellegrinaggi pro Grifone cosa le rimanga dentro.

“Tante emozioni, ma al di là delle prestazioni ogni trasferta ha una sua storia. Anche se quest’anno siamo tornati a testa bassa più di una volta, il fatto di portare in giro per L’Italia il nome di Grosseto per me è motivo di vanto, per non parlare poi degli amici con cui passi intere giornate. Il Grifone poi è nel mio quotidiano, e non potrei mai chiuderlo nel cassetto in attesa della prossima partita; c’è sempre un motivo per parlare del Grosseto e quando non c’è, corro al muro dei tifosi per vedere se ci sono novità, insomma il Grifone è tutto l’anno anche quando non c’è il campionato.”

Diciannovemilacinquencentocinquantaseimila kilometri, vogliono dire amore, passione, perseveranza, forza e tenacia, ma una donna così è persino più forte della scaramanzia?

“Assolutamente no. Io faccio attenzione a tutto, se da una partita torniamo vincenti mi vesto nello stesso modo anche nella partita successiva, così come parcheggio la macchina nel solito posto, invece, se perdo, cambio tutto! Per la partita di Padova, dov’era vietato sbagliare, ho messo in uno zaino tutti i vestiti che avevo indossato in tutto il campionato e l’ho portato con me dentro l’Euganeo!”

Penso allo zaino stracolmo di vestiti e mi accorgo che non servono altre domande per dirle: “Grazie Alessandra!”. Grazie di essere un piccolo ma fondamentale mattone affinché questa terra, questa maglia e questa gente possano divenire le solide fondamenta di un sogno comune.

Lettera aperta alla squadra

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In quell’istante, quando le squadre saranno schierate in campo, un attimo prima del fischio d’inizio, portate dentro di voi tutti noi.

In quell’istante non guardate lo stadio, i colori, i tifosi ma chiudete gli occhi e ascoltate il battito dei nostri cuori. Non pensate a quello che dovrete fare, agli schemi da seguire, ai compiti delle marcature, pensate a noi e la nostra emozione vi sovrasterà, ma sarà solo un attimo, poi saprete cavalcarla.

Questa partita non è per i play-off o per la salvezza: è per noi.

Non preoccupatevi di vincerla o perderla, perché non sarà mai una partita a rendere la nostra terra senza onore, voi giocatela con il battito dei nostri cuori e comunque finirà avremmo giocato una partita da ricordare per sempre.

Non permettete alla paura di prendersi gioco dei vostri nervi e non permettete all’avversario di approfittare delle vostre debolezze, non permette al tifoso avversario di provare null’altro se non l’invidia per il nostro battito.

Siate magnifici, perché il vostro battito scandirà il gioco all’unisono con il nostro. Vestite la maglia come se fosse la vostra pelle, esibitela all’avversario come se fosse la vostra armatura e per quanto lunga possa essere ancora la vostra carriera non dimenticherete mai questa partita.

Ascoltate il nostro battito e tutti insieme faremo di questa sfida, la partita perfetta.

 

 

Un cavallo di vetro

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Immaginate di tenerlo delicatamente tra le mani e rendete, quel purosangue, il simbolo dell’ entusiasmo per il nostro Grifone. Alcuni lo rappresenteranno potente come un fiume che graffia le sponde, altri leggero come la brezza sulle nostre spiagge alla fine di una giornata torrida. Comunque lo immaginiate, trattatelo con cura, è delicato e qualunque cosa decidiate di farne lasciate la decisione al vostro cuore, senza farvi influenzare dai commenti degli altri, dai post sul muro e dai luoghi comuni. E’ il vostro entusiasmo, siete voi che ne tenete le briglie e solo voi potete guidarlo verso il branco; si perché l’entusiasmo può essere contagioso e non c’è niente di più potente e spettacolare di una mandria di puledri che corre verso l’infinito. Non basterà una vittoria sfumata all’ultimo secondo o una sconfitta nata dall’unico errore di una partita per spezzare i garretti al cavallo di vetro, perché finché ognuno di noi, lo terrà saldamente stretto tra le mani e il cuore, non potrà accadergli nulla. L’entusiasmo è fondamentale: per salvarsi, per puntare ai play-off o anche solo per costruire le basi che serviranno ad affrontare un’altra incredibile stagione in serie B; qualunque sia l’obiettivo al Carlo Zecchini l’entusiasmo deve crescere e soprattutto quel poco che aleggia tra curva, gradinata e tribuna va difeso con gli artigli. A volte è dai riflessi di un pezzo di vetro soffiato che s’intravedono i sogni.

Tu chiamale se vuoi … Emozioni

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Che cos’è l’emozione se non il rimbombo di un coro che rimbalza tra le mura obsolete del Picchi, così inaspettata da farti vergognare per quegli occhi lucidi, perché in fondo è una partita di campionato e non un play-off strappato da mani rapaci. Già, che cos’è l’emozione se non il trovarsi in uno spazio senza tempo, quando Sforzini piega le mani a De Lucia e pareggia i torti di questa partita, di quella dell’andata, di quella di due anni fa o di tutte quelle che noi percepiamo come torti solo perché la nostra ragione vede solo il Grifone. Seduto sul solito gradino di due anni fa a guardare sventolare il solito cartellino rosso; un deja-vu a preannunciare un finale dal gusto amaro già assaporato; ma chi l’ha detto che non si può scrivere un finale diverso? E adesso chi lo dice che sia questa la rivincita che vogliamo? Troppo facile considerare questo pareggio come il saldo di un credito quando il prezzo in precedenza pagato è stato la distruzione di un sogno; questa è solo un’emozione più forte di altre, da rammentare più di altre ma non è questa che dovrà superare l’urlo di Padova. Ecco che cos’è questa emozione: è ritrovarsi ancora qui, ancora una volta, in una terra così vicina ma sportivamente così straniera. Qui tra la nostra gente rinchiusa tra i cancelli d’uscita arrugginiti e le mura obsolete della curva livornese a cantare le nostre canzoni, consapevoli che quel ricordo non sarà più la solita storia.

Perché il bello deve ancora venire.

L’amore ai tempi del calcio

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Quindici gol in trentasette presenze nel campionato 2008/2009 hanno comunque lasciato il segno e forse, visto che l’amore indimenticabile è quello nato dal dolore, di questi quello che più ha graffiato il cuore della curva è quello siglato nel sopruso subito a Livorno nei play-off, quando la curva nel vedersi scippare il sogno più inimmaginabile, reagì con la sciarpata più emozionante di sempre.

Il 16 Ottobre 2010 però le strade di Marco e del Grifone si incrociano nuovamente, lui gli rifila una doppietta e noi, consci di dover disputare uno dei gironi d’andata più complessi della storia camilliana, non possiamo che ringraziarlo per non aver esultato, d’altronde sarebbe stata una cinica coltellata inferta in una piaga dolente. Ognuno riprende nuovamente la sua strada, seguendo chi le vittorie, chi le proprie peripezie fino a quando, alla vigilia della partita di ritorno, Sansovini intervistato a Radio Onda Biancorossa, ci preannuncia la sua esultanza in caso di marcatura. Ora pur sorvolando sul fatto che è proprio nello stadio nel quale hai condiviso onori e vittorie, che sarebbe stato apprezzato il tuo gesto di rispetto, lì per lì nessuno si immagina che la sventura si manifesterà dopo soli 100 secondi di partita. L’esultanza dell’avversario solitamente lascia indifferenti, siamo troppo impegnati ad imprecare verso il cielo per occuparcene, ma questa in verità indispettisce. Sarà stata la velocità di esecuzione, ma quello scatto rabbioso a pugno alzato ha generato la bordata di fischi che l’ha accolto calorosamente mentre guadagnava gli spogliatoi alla fine del primo tempo.

Figuriamoci poi quando a fine gara battibecca con Narciso; nessuno sa il perché ma tutti sono spudoratamente dalla parte del portiere per un semplice ma determinante fattore: indossa la maglia biancorossa. Nella vita ci sono immagini che, come uno scatto fotografico, immortalano un preciso momento in cui le cose cambiano e non saranno più come prima. Così quando vediamo Sansovini cercare rabbiosamente Narciso si capisce che anche l’affetto è andato. Probabilmente Marco incrocerà ancora le nostre strade e francamente non si vedono i presupposti per trascinarsi dietro alcun rancore, né da una parte né dall’altra; probabilmente quello che si frapporrà tra lui e la curva sarà solo un leggero velo d’indifferenza.

 

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