Immaginate di tenerlo delicatamente tra le mani e rendete, quel purosangue, il simbolo dell’ entusiasmo per il nostro Grifone. Alcuni lo rappresenteranno potente come un fiume che graffia le sponde, altri leggero come la brezza sulle nostre spiagge alla fine di una giornata torrida. Comunque lo immaginiate, trattatelo con cura, è delicato e qualunque cosa decidiate di farne lasciate la decisione al vostro cuore, senza farvi influenzare dai commenti degli altri, dai post sul muro e dai luoghi comuni. E’ il vostro entusiasmo, siete voi che ne tenete le briglie e solo voi potete guidarlo verso il branco; si perché l’entusiasmo può essere contagioso e non c’è niente di più potente e spettacolare di una mandria di puledri che corre verso l’infinito. Non basterà una vittoria sfumata all’ultimo secondo o una sconfitta nata dall’unico errore di una partita per spezzare i garretti al cavallo di vetro, perché finché ognuno di noi, lo terrà saldamente stretto tra le mani e il cuore, non potrà accadergli nulla. L’entusiasmo è fondamentale: per salvarsi, per puntare ai play-off o anche solo per costruire le basi che serviranno ad affrontare un’altra incredibile stagione in serie B; qualunque sia l’obiettivo al Carlo Zecchini l’entusiasmo deve crescere e soprattutto quel poco che aleggia tra curva, gradinata e tribuna va difeso con gli artigli. A volte è dai riflessi di un pezzo di vetro soffiato che s’intravedono i sogni.
Tu chiamale se vuoi … Emozioni
Che cos’è l’emozione se non il rimbombo di un coro che rimbalza tra le mura obsolete del Picchi, così inaspettata da farti vergognare per quegli occhi lucidi, perché in fondo è una partita di campionato e non un play-off strappato da mani rapaci. Già, che cos’è l’emozione se non il trovarsi in uno spazio senza tempo, quando Sforzini piega le mani a De Lucia e pareggia i torti di questa partita, di quella dell’andata, di quella di due anni fa o di tutte quelle che noi percepiamo come torti solo perché la nostra ragione vede solo il Grifone. Seduto sul solito gradino di due anni fa a guardare sventolare il solito cartellino rosso; un deja-vu a preannunciare un finale dal gusto amaro già assaporato; ma chi l’ha detto che non si può scrivere un finale diverso? E adesso chi lo dice che sia questa la rivincita che vogliamo? Troppo facile considerare questo pareggio come il saldo di un credito quando il prezzo in precedenza pagato è stato la distruzione di un sogno; questa è solo un’emozione più forte di altre, da rammentare più di altre ma non è questa che dovrà superare l’urlo di Padova. Ecco che cos’è questa emozione: è ritrovarsi ancora qui, ancora una volta, in una terra così vicina ma sportivamente così straniera. Qui tra la nostra gente rinchiusa tra i cancelli d’uscita arrugginiti e le mura obsolete della curva livornese a cantare le nostre canzoni, consapevoli che quel ricordo non sarà più la solita storia.
Perché il bello deve ancora venire.
L’amore ai tempi del calcio
Quindici gol in trentasette presenze nel campionato 2008/2009 hanno comunque lasciato il segno e forse, visto che l’amore indimenticabile è quello nato dal dolore, di questi quello che più ha graffiato il cuore della curva è quello siglato nel sopruso subito a Livorno nei play-off, quando la curva nel vedersi scippare il sogno più inimmaginabile, reagì con la sciarpata più emozionante di sempre.
Il 16 Ottobre 2010 però le strade di Marco e del Grifone si incrociano nuovamente, lui gli rifila una doppietta e noi, consci di dover disputare uno dei gironi d’andata più complessi della storia camilliana, non possiamo che ringraziarlo per non aver esultato, d’altronde sarebbe stata una cinica coltellata inferta in una piaga dolente. Ognuno riprende nuovamente la sua strada, seguendo chi le vittorie, chi le proprie peripezie fino a quando, alla vigilia della partita di ritorno, Sansovini intervistato a Radio Onda Biancorossa, ci preannuncia la sua esultanza in caso di marcatura. Ora pur sorvolando sul fatto che è proprio nello stadio nel quale hai condiviso onori e vittorie, che sarebbe stato apprezzato il tuo gesto di rispetto, lì per lì nessuno si immagina che la sventura si manifesterà dopo soli 100 secondi di partita. L’esultanza dell’avversario solitamente lascia indifferenti, siamo troppo impegnati ad imprecare verso il cielo per occuparcene, ma questa in verità indispettisce. Sarà stata la velocità di esecuzione, ma quello scatto rabbioso a pugno alzato ha generato la bordata di fischi che l’ha accolto calorosamente mentre guadagnava gli spogliatoi alla fine del primo tempo.
Figuriamoci poi quando a fine gara battibecca con Narciso; nessuno sa il perché ma tutti sono spudoratamente dalla parte del portiere per un semplice ma determinante fattore: indossa la maglia biancorossa. Nella vita ci sono immagini che, come uno scatto fotografico, immortalano un preciso momento in cui le cose cambiano e non saranno più come prima. Così quando vediamo Sansovini cercare rabbiosamente Narciso si capisce che anche l’affetto è andato. Probabilmente Marco incrocerà ancora le nostre strade e francamente non si vedono i presupposti per trascinarsi dietro alcun rancore, né da una parte né dall’altra; probabilmente quello che si frapporrà tra lui e la curva sarà solo un leggero velo d’indifferenza.
Spartacus
Musacci sistema il pallone con cura e con gli occhi fissi nello sguardo di Narciso arrretra di qualche passo, l’arbitro fischia e il pallone disegna una traiettoria melliflua gonfiando la rete biancorossa.
Il Giornalista di Empoli, seduto davanti a me, esulta, anzi più che un’esultanza è uno sfogo rabbioso, come se con quel gol si concretizzassero le rivincite di una vita. D’altronde per tutto il primo tempo aveva apostrofato la competenza calcistica di Aglietti con la stessa rabbiosa foga dell’esultanza.
Il Culicchi “etico” giornalista non fa una piega, al Leonardo “tifoso” gli girano ad elica.
Non ho il tempo di scegliere quale delle mie due anime assecondare, quando la parte di stadio, dove la tribuna nord confina con la stampa, si trasforma nel Colosseo. Io e l’empolese siamo i gladiatori e a un metro, oltre una balaustra che ha tutte le utilità meno quella di garantire sicurezza, il popolo romano si leva inferocito per l’esultanza ritenuta insolente.
L’arbitro fischia e la palla è di nuovo in gioco, il popolo si acquieta e i gladiatori abbassano le daghe, ma poi Forestieri ci mette del suo con un’altra punizione che toglie il respiro allo stadio; il gladiatore empolese, impavido del territorio a lui ostile, impreca ruggendo. Il popolo lo sente, anzi non aspettava altro che da quella bocca straniera uscisse un solo suono e uno tsunami di tifosi urlanti ritorna con rabbia alla balaustra.
Guardo il collega, eticamente mi dispiace, l’esultanza e l’emozioni sono un diritto assoluto, sto per metterci una buona parola quando questo alza il dito indice, lo porta verso le labbra, e con gesto perentorio intima al popolo il silenzio. Ecco lo sapevo è un bischero e adesso glielo dico pure ma in una frazione di secondo, forse meno, qualcosa di trasparente come le ali di una libellula, mi passa davanti agli occhi e con un volo a parabola un grumo di saliva si spalma sul video del mio PC.
Stacco l’alimentazione prendo il portatile e come se fosse una daga, mi avvento rabbioso sul popolo urlante, oltre la balaustra, oltre le decine di mani che si prodigano minacciose verso il giornalista empolese. Lo vedo! Sono certo che chi ha sputato sul mio computer sia proprio lui, leggo la sua aria sorpresa di chi sa di essere stato scoperto e nello stesso tempo l’espressione furbetta di chi sa di farla franca. Mentre il popolo si accalca e con pollice verso chiede la fine del gladiatore, il lama indietreggia fino a scomparire tra le poltroncine della tribuna nord.
Arrivano gli Stewart e tutto ritorna alla sua normalità, il Senatore Pifferi e il Console Bigozzi scendono nell’arena porgendomi un kleneex e mentre Il giornalista si gode la protezione a me non rimane che pulire il mio video profanato.
Novantecinquesimoeventiresecondinetti: Tano mi rende giustizia, il popolo esulta e lo Zecchini/Colosseo diventa un tripudio di gioia; il gladiatore empolese, schiacciato dal mio calzare, rimane esamine sulla sabbia dell’arena. Io sorrido sprezzante, con il computer offeso in una mano e l’altra levata verso il popolo, alzo il pollice e sancisco in un boato la grazia per il collega sconfitto.
Il lama no, non l’ho perdonato, e da qui alla fine del campionato non avrò pace se non passerà almeno un minuto in mezzo ai leoni.
Tribuna elettorale
Eccomi di nuovo qui, dopo un lungo silenzio del quale me ne rammarico. Non è certo per il nuovo Grosseto che sono tornato a scrivervi, come non era per la squadra che navigava nei bassifondi della classifica che mi sono preso un lungo periodo di pausa. La verità è che riesco a scrivere di colore quando ho la testa libera e l’anima leggera: tutto qui. La mia temporanea latitanza mi ha dato comunque un vantaggio e cioè quello di riconoscere i miei consimili e ancor meglio quello di accorgermi degli stadio-assenteisti di professione, quelli che hanno solo una vaga idea di dove si trovi lo stadio ma che, all’improvviso, come miracolati, sentono il Grifone artigliargli il cuore. Questi tipi così passionali solitamente li avvisti in tribuna vip, settore dello stadio ormai da qualche sabato diventato una vera e propria tribuna “elettorale”. Faccio una precisazione doverosa e rendo omaggio a quei politici super tifosi che, a prescindere dal momento e dagli schieramenti di partito, tifano per il Grosseto con grande passione da sempre. Io mi riferisco ad altri, ai figli di un voto di lista, quelli che corrono in gruppo e che del consenso ne hanno bisogno come l’aria, tanto che non basta salire sul carro del vincitore, perché visto com’è andata con il Novara, vincitori ancora non lo siamo, ma salire sul carro del Grifone si.
No, dai, non fate i permalosi! Mica voglio farvi un attacco da campagna elettorale, anzi, prendetelo come un incoraggiamento, un benvenuto a partecipare allo spettacolo più bello del mondo: la Tua maglia che rincorre un pallone sulla Tua terra.
Magari vorrei farvi una raccomandazione ed è quella che a fine Maggio, ad urne chiuse, non vi dimentichiate del Grifone, ma continuiate a parlarne tra un dibattito, un’ordinanza ed una proposta consiliare. Magari vi può tornare utile negli incontri programmatici e mentre correte tra Roma e Milano, parlando di calcio, non cadrete nella monotonia dei soliti argomenti monotematici, altalenando la forza di Ibra al talento del Pupone. Pensate al figurone con i vostri colleghi quando disquisirete su Federici che non riesce a conquistare il meritato posto da titolare o di quanto Caridi sia stato il vero punto di forza della squadra.
Dimenticavo: magari, da qui a fine maggio, se avete davvero intenzione di appassionarvi al Grifone, non andate in tribuna elettorale… ops!, scusate, tribuna vip, ma accomodatevi in curva: ci metterete un po’ a conquistarvi la fiducia dei tifosi ma una volta ottenuta, non la perderete più.






