No menu items!
spot_img
spot_img
Home Blog Page 251

Calciomercato: per Gessa si attendono sviluppi nella prossima settimana

0

Nelle ultime ore sta prendendo forma lo scambio con il Cesena per riportare in biancorosso Gessa e per cedere Delvecchio. Il centrocampista in questa prima parte di stagione non ha mai convinto, mentre l’esterno sarebbe ben lieto di tornare a Grosseto, dove ha vissuto i migliori anni della sua vita professionale. Per il momento Andrea Gessa non si sbottona, ma la trattativa, seppur complessa, è attesa in dirittura di arrivo per la prossima settimana. Si tratta di uno scambio non semplice, in ogni caso, perché ci sono da accontentare diverse parti. Per il resto delle difficoltà emerse in questa prima fase ha già parlato nei giorni scorsi il diesse Tomei, quindi in attesa di sviluppi si valutano soprattutto le soluzioni in uscita. Praticamente certa quella di Angelo Antonazzo che è pronto a spostarsi a Reggio Calabria, dove lo attende mister Dionigi. Una partenza indolore per un giocatore che aveva già da tempo manifestato la volontà di cambiare aria. L’addio di Antonazzo potrebbe trattenere Giulio Donati in Maremma, altro elemento che sinora ha deluso le aspettative, ma che ha comunque mercato anche tra i cadetti. Restano in uscita anche il portiere Bremec, Formiconi e Mancino, su quest’ultimo c’è l’interessamento della Nocerina.

Grosseto, calciomercato fermo. Tomei: «le difficoltà ci sono per tutti»

0

«Ci sono difficoltà in tutte le direzioni – precisa il diesse del Grosseto Pietro Tomei -, ma in realtà è così per tutti, purtroppo non c’è da meravigliarsi». Al momento si riscontrano solo partenze dovute alle risoluzioni del contratto, impossibile quindi monetizzare. «L’unica partenza ufficiale è quella di Bonanni che ha rescisso il contratto – puntualizza Tomei -, domani al 99% toccherà a Ronaldo firmare la risoluzione». Per mettere qualche tassello al posto giusto quindi, c’è ancora da aspettare: «tutti gli operatori di mercato sanno che c’è un mese intero per concretizzare le trattative e non si capisce perché dobbiamo attendere gli ultimi giorni di gennaio – osserva Tomei -. E’ molto probabile che toccherà aspettare il 28, 29 e 30 per fare qualcosa, mentre nelle ultime ore del 31 arriveranno a termine la gran parte delle trattative. Per noi non è la situazione ideale, ma è così che funziona. Nel calciomercato, come nella vita, non c’è niente di normale».

…borghesia e popolo…

0

Scriverò unicamente di “noi”.
Mi farò aiutare nella premessa da uno scrittore francese (di lui dissero, leggerlo brucia ma illumina), tale Georges Bernanos che un giorno ebbe a dire: “Esiste una borghesia di sinistra e una borghesia di destra. Non c’è invece un popolo di sinistra e un popolo di destra, c’è un popolo solo”.
Leggendo questa frase mi è venuto in mente un parallelo, non so quanto felice, con l’attuale mondo del pallone.
Un mondo molto ricco, dove, in perenne contesa, la borghesia si affanna a sbranarne i brandelli.
Borghesia generosamente rappresentata dalla miriade di personaggi e fameliche cariche che affollano questo pianeta calcio.
Calciatori milionari e calciatori che, per cercare di assicurarsi un futuro, invece di studiare preferiscono la soluzione più facile e meno faticosa, vendere se stessi e la passione di milioni di persone.
Procuratori scaltri che manipolano facilmente e a loro piacimento ragazzi che hanno corso sempre e solo appresso a un pallone, in un campo di calcio o con una console Made in Japan.
Presidenti politicanti e Presidenti mafiosi, Presidenti corrotti e Presidenti latitanti, Presidenti lavatrici e Presidenti palazzinari, Presidenti americani e Presidenti russi, Presidenti carcerati e Presidenti prestanome.
Una classe arbitrale i cui mali maggiori sono una sgradevole somiglianza col clero, conservatore ed elitario, e quella fastidiosa sensazione d’appartenere a quel mondo non per scelta ma per convenienza. Per finire con il circo del calciomercato e del calcio-scommesse, dei giornali e delle televisioni, sponsor tecnici e sponsor personali, FIFA e Uefa, palloni d’oro e palloni gonfiati.
Soldi, politica, calciomercato ed elezioni.
Borghesia e Popolo.
Un Popolo solo, noi.
Gli unici che possono cambiare le cose, gli unici che ne hanno il diritto e la forza.
Né destra, né sinistra, né amaranto, né biancorossi, ma un’unica, sola, potente cosa.
Perché certe battaglie si devono combattere insieme, difficile ma inevitabile.
Perché il giochino è nostro e senza di noi non funziona.
Perché è tutto da rifare e gli unici che lo vogliono siamo noi.
Sogno il giorno in cui ci alzeremo da quei divani e urleremo al mondo che il calcio che amiamo è a bassa definizione.
Brucia ma illumina.

Caro amico ti scrivo …

0

Un Giuda nello spogliatoio, un codardo al comando di una nave, la scintilla di un vile, la furia irriverente della natura e conti correnti più rossi di Stalingrado; sono questi i tratti caratteristici dell’anno appena vissuto?
Oppure ci ricorderemo di questo anno per il miracolo di Davide che sconfigge Golia nell’aula di un tribunale, una piccola isola abitata da eroi invisibili, la solidarietà di un popolo che cura le ferite della propria terra e la generosità che aiuta a liberarsi dal fango?
E’ stato l’anno della vittoria più sofferta ed emozionante di Camilli o l’inizio della sua sconfitta più cocente e definitiva?
E’ stato l’anno del Pulcino Pio o di Gangnam Style?
Ci ricorderemo più di Palazzi o dei festeggiamenti del centenario?
Più dello slogansanti “No cerino, No party” o “La Maremma non affonda”?
Ci saranno stati più titoli sul ritorno in Italia dei due marò o di Balotelli?
Passerà alla storia come l’anno in cui ho iniziato a scrivere per biancorossi.it oppure quello in cui ci siamo risparmiati l’inchiostro sbiadito del Culicchi?
A ognuno di noi la scelta di decidere da che parte stare, anche se sull’ultimo punto, francamente, mi pare scontata.
Cercando di tornare seri, è solo una questione di decidere come approcciare alla vita.
Non è roba di poco conto, è una delle scelte più determinanti che ci troviamo obbligati a fare.
E’ una questione che va affrontata con misura e serietà, perché può influire in maniera determinante sulla nostra eterna ricerca del miglioramento personale e sociale.
Io ovviamente ho deciso da tempo.
Sto dalla parte di Gangnam Style.

“…vedi caro amico cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare…”

Le illusioni del cuore. (ovvero manuale per la difesa dal dolore)

0

Attenzione a come lo fate perché la disaffezione porta all’indifferenza e quest’ultima è la morte di ogni sentimento. Prima di accanirsi contro Camilli, la squadra, gli arbitri, il sistema e persino i Maya, colpevoli di non essere riusciti a divinizzare la fine del mondo né di dare un bel colpo alla FIGC, è più utile capire quali siano invece le illusioni del cuore e operando un distaccamento controllato assecondare una tesi di comodo oggi per controbatterla domani, quando in momenti di classifica più congeniali, potremo tornare a perdere la testa.

Prima illusione: il calcio è uno sport. No, è spettacolo, quindi con regole e attese completamente diverse; sorvolando sull’intensità degli allenamenti, dove la differenza con altre discipline per frequenza e intensità è rilevante, a trasformare ogni stadio in teatro ci pensano, un regolamento di gioco, dove l’interpretazione la fa da padrona, e un carrozzone mediatico capace di divorare persino i soldi che non ha. Il fine dello spettacolo calcio è sempre il solito: incollare noi tifosi davanti ai televisori come i nostri genitori lo erano davanti a Rischiatutto.

Sintesi: anche Notre Dame de Paris commuove ma non ci dilania il cuore tutta la settimana come una partita persa al novantaquattresimo, forse, da qui a Giugno, sarà il caso di delimitare le nostre angosce al calo del sipario.

Seconda illusione: la maglia è il territorio. Razionalmente se riusciamo a scollegare il cervello dalla passione, è evidente quanto i giocatori non siano gli amici del paese e come la proprietà sia sempre e comunque una sistemazione temporanea. Persino il termine rappresentanza, che di per se avrebbe una valenza, nel calcio è così aleatoria per cui, chi rappresenta oggi la tua città, domani può benissimo guidare alla gloria la tua rivale storica. Il pensiero si offre a innumerevoli discussioni ma per il momento inutili a lenire il dolore, comunque se vogliamo continuare a sostenere la tesi, squadra uguale città, mi domando: “E’ preferibile che la nostra rappresentanza sia presa a schiaffi da tutti in serie cadetta o sia la regina della prima divisione?”.

Sintesi: un tifoso pisano all’indomani della caduta dall’Olimpo, scrisse su un forum quanto non contasse dove avrebbe giocato il prossimo anno, ma le emozioni che avrebbe vissuto all’Arena in qualunque categoria giocasse il suo Pisa.

Sapere quanto la nostra passionalità si fondi in parte su una sorta d’inganni mentali, ci aiuta a recuperare razionalità e non è importante capire dove finisce il confine tra illusione e realtà ma che quel confine esista. L’oggettività rende i nostri giudizi più obiettivi e mai come in questo momento abbiamo bisogno di ragionevolezza. Quando il cuore potrà riprendere il sopravvento, sarà sufficiente valicare quel confine in senso inverso e quelle che oggi definiamo illusioni del cuore, domani saranno i pilastri che sorreggono i nostri sogni.

Nel 2013 per la sfida impossibile

0

Dei quattro tecnici chiamati al capezzale del Grifone, Moriero e Consonni (con Magrini in panchina) hanno fatto meglio, si fa per dire, di tutti gli altri, conquistando un punto a partita, una media insufficiente, ma comunque superiore a quella portata in dote da Somma e addirittura fenomenale se paragonata allo zero spaccato di Menichini. La valutazione è fatta sui freddi numeri, non sulle reali capacità degli allenatori che si sono avvicendati sulla panchina biancorossa, ma è chiaro che da ogni parti si guardi, la situazione è di difficile risoluzione per qualsiasi mago del pallone. Ognuno ha cercato di trasmettere qualcosa ad un gruppo di giocatori che progressivamente si è sfaldato. Con Menichini, ad esempio, abbiamo visto un Grifone operaio, disposto a lottare, quanto sfortunato nei singoli episodi, come inerme nella fase offensiva. Un punto accomuna tutti i tecnici di questa metà stagione, compreso Moriero che, dopo le prime giornate in cui ha sostenuto la tesi di una squadra forte e competitiva, si è rifugiato dietro l’attesa di un promettente gennaio dal punto di vista dei rinforzi. Gli altri, più o meno, si sono accomodati alla guida del Grosseto con il dichiarato intento di non fare danni in attesa del mercato di riparazione. A furia di aspettare il Grosseto si è ritrovato sempre più ultimo e staccato con la percentuale di salvezza che si abbassava dopo ogni partita giocata. Se Tomei prima della gara interna contro la Reggina parlava di un «calciomercato tragico» da effettuare, vista la situazione di classifica, non osiamo pensare quale aggettivo userà adesso il diesse per definire una finestra di campagna acquisti in cui i biancorossi dovranno essere oculati nelle scelte, bravi e fortunati. L’identikit del giocatore che servirebbe adesso è quello di un elemento che abbia già una buona condizione atletica, motivazioni da vendere, esperienza per affrontare una situazione delicata, che sia un pirata di quelli con la benda sull’occhio, ma non un mercenario, dedito a risollevare le sorti dell’ultima in classifica a cifre non esorbitanti. Un pezzo raro, praticamente impossibile da trovare, tenendo in considerazione che servono almeno 5 innesti di questo tipo. Semplificando il tutto sembra molto più facile aprire le porte a quei giocatori che abbiano voglia di cimentarsi in una sfida impossibile. C’è poco da perdere e molto da guadagnare per quella che potrebbe anche diventare l’impresa sportiva del 2013.

A pensar male si fa peccato ma …

0

E se avessimo provato a metterlo di fronte al “caso Grosseto”, riproponendogli le immagini di Lanciano-Grosseto, Vicenza-Grosseto, Verona-Grosseto, Cesena-Grosseto, Grosseto-Reggina, Bari-Grosseto, fino ad arrivare alla partita di Novara, la risposta sarebbe stata rapida ed inequivocabile: “Elementare mio caro Watson … “.

Inutile girarci intorno ed inutile continuare a ripetersi che dare la colpa agli arbitri serve solo a nascondere i veri problemi. Ormai tutti quanti siamo a conoscenza di quali siano questi problemi che affliggono i biancorossi, e nessuno vuol certo insinuare che il Grosseto stia perdendo la cadetteria per colpa degli arbitri e delle loro conduzioni di gara a senso unico. Non siamo così folli da pensare che tutto il male risieda nella casta composta dalle giacchette nere. Allo stesso tempo però, con la stessa certezza e con la stessa sicurezza, dopo l’ennesima riprova, possiamo dire che gli arbitri hanno intrapreso un atteggiamento che sta definitivamente affossando una squadra in piena crisi. Nella partita di Novara abbiamo assistito all’ennesima espulsione affrettata. Un presunto fallo da rigore in favore dei maremmani che si trasforma in cartellino rosso per Som a cui solo una manciata di secondi prima era stato sventolato un cartellino giallo per delle proteste neppure troppo veementi, che siamo soliti vedere praticamente in ogni partita di calcio. Ingenuità dell’esterno biancorosso? Forse, se non fosse però che nell’azione successiva all’espulsione non accadesse qualcosa di simile nell’area di rigore del Grosseto con Borriello che però lasciava correre invece di estrarre il cartellino giallo all’indirizzo del giocatore del Novara, reo di aver commesso anch’egli simulazione. Questo fa intendere che per il Grosseto esista un metro di valutazione completamente diverso. Dobbiamo allora pensare che dietro tutto questo ci sia un disegno per poter affondare definitivamente il Grosseto? Di fronte al grande bluff del calendario Maya, il complotto architettato ai danni del Grosseto ed il suo presidente Piero Camilli appare veramente poco interessante e poco credibile. Non possiamo però fare a meno di ricordare il vecchio detto che “a pensar male si fa peccato ma …”

Lutto per il mondo del calcio, se ne va l’ex biancorosso Giacomo Milan

0

Nativo del veneto, ma cresciuto calcisticamente a Varese, era approdato in Maremma ai tempi di Bruno Passalacqua e altri dirigenti che hanno fatto la storia del U.S. Grosseto, come Ciabatti e Ulmi. Qui aveva conosciuto l’attuale moglie. Calciatore e uomo di esempio per i molti giovani che gravitano nell’ambiente calcistico, al momento di abbandonare l’attività calcistica di buon livello professionistico, si è dedicato con scrupolo e grande passione ad insegnare ai tanti giovani ragazzi maremmani, fino a non molti anni fa, quando ancora non esistevano le attuali scuole di calcio, le tecniche del gioco.

Alla moglie e al figlio le condoglianze della redazione di Biancorossi.it.

Novara vs Grosseto: Le pagelle

0

DONATI 5,5: tutto sommato sufficiente il suo apporto in fase difensiva, ma nella fase di costruzione del gioco è latitante. Rarissime le sue discese sulla fascia, ancor più rari i traversoni indovinati.

RIGIONE 5,5: dà la sensazione di essere l’anello debole del pacchetto difensivo, nonostante il fisico imponente. Gioca con poca sicurezza ed alla fine questo non lo aiuta. Per poco combina un pasticcio su Gonzalez, fermato in extremis con tanto affanno.

BARBA 6,5: nonostante la giovane età, a differenza di Rigione, gioca con tranquillità alternando interventi in sicurezza ad altri a più alto tasso di rischio, ma non sbaglia quasi mai. L’intesa con Rigione non pare troppo affinata, in ogni caso è il migliore del reparto arretrato del Grosseto.

CALDERONI 6: per buona parte del match gioca con discreto profitto, supportando abbastanza bene Som sulla corsia di sinistra, poi dopo l’uscita del compagno a causa dell’espulsione perde fiducia e si rende protagonista di un paio di interventi da brividi. Bravo invece a salvare su Rubino in contropiede, nel secondo tempo.

FALZERANO 5,5: l’episodio del gol di Pesce, quando scivola nel tentativo di anticipare la rovesciata del centrocampista del Novara, non può non pesare nella sua valutazione. Peccato, perché nella sua prima da titolare non si era disimpegnato male.

RONALDO 6: ci prova da lontano con un paio di tentativi che non impensieriscono più di tanto Bardi. Gioca una partita onesta senza squilli, né errori clamorosi, poi viene sacrificato per motivi tattici, dopo che il Grosseto è rimasto in dieci.

(68° QUADRINI 6): discreto il suo impatto sulla gara, va vicino al gol con un sinistro al volo e poi con un calcio di punizione di destro che Bardi respinge in tuffo. Aggiunge qualità alla formazione biancorossa, merita maggiore considerazione.

OBODO 6,5: il nigeriano torna in campo dopo la brutta prestazione di Varese e dimostra di aver recuperato le energie che sembravano perdute. Un osso duro per tutti i centrocampisti del Novara, copre una grande porzione di campo rientrando spesso anche in difesa e cercando di aiutare anche i compagni nella cucitura del gioco. In definitiva, uno dei migliori.

SOM 5: schierato nella sua posizione forse più congeniale, quella di esterno alto a sinistra, non fa vedere nulla di eccezionale in fase offensiva, in più rimedia due cartellini gialli nel giro di due minuti, cartellini entrambi evitabili: il primo per proteste, il secondo per simulazione. Borriello è stato sicuramente severo nell’occasione, ma il giocatore biancorosso poteva prestare maggiore attenzione.

(82° CURIALE s.v.): Menichini lo manda in campo negli ultimi minuti nel tentativo di intasare l’area di rigore con tanti giocatori alti, ma la mossa non riesce anche perché il tempo a disposizione dell’attaccante è troppo poco.

LUPOLI 6: qualche guizzo dei suoi, mette in mostra una buona forma fisica con una corsa abbastanza brillante. Buono un traversone di sinistro per Sforzini, che però viene anticipato di un soffio. Manca, come spesso gli succede, nella conclusione.

(58° FOGLIO 5,5): va vicino al gol con un sinistro rasoterra velenoso, che Bardi neutralizza. A parte questo episodio, per il resto risulta troppo impreciso e poco convinto, davvero troppi gli errori al cross ed in alcuni passaggi non certo difficili. Rimedia pure un cartellino giallo che gli costerà un turno di squalifica.

SFORZINI 6: per lunghi tratti è l’unico vero attaccante del Grosseto, visto che Lupoli gira al largo. Gioca molto di sponda per i compagni, creando assist per i compagni che si inseriscono da dietro. Per poco non risolve in gol un paio di mischie, ma oggi non è fortunato e non riesce a scrivere il suo nome nel tabellino marcatori.

La fatal Novara colpisce ancora. Altra sconfitta per il Grifone

0

Menichini deve affrontare diverse defezioni in questo avvio del girone di ritorno, il tecnico dei biancorossi sceglie il 4-4-2 con Som esterno di centrocampo e la novità Falzerano a destra. Sull’altra panchina Aglietti ripesca Pesce e piazza Mehmeti al centro dell’attacco.

La bicicletta di Pesce. L’avvio di partita è migliore, come impatto sul match, per il Novara che aggredisce subito all’altezza della linea mediana. Nonostante tutto, l’opportunità iniziale capita al Grosseto, in mischia, con la difesa piemontese che controlla. Lentamente l’intensità del Novara però, sposta l’inerzia della gara, costringendo il Grifone sulla difensiva. La fase di contenimento funziona fino al 21’, minuto in cui Pesce si esibisce in una rovesciata a centro area, agevolato da uno scivolone di Falzerano. È un gol che rompe l’equilibrio e getta sconforto sui biancorossi. La squadra di Menichini impiega un po’ a rianimarsi, affidandosi completamente a Nando Sforzini. L’ariete offensivo non fa breccia nella difesa novarese e così il primo tempo va in archivio con il minimo vantaggio della squadra di Aglietti.

Con l’uomo in meno. La ripresa è subito contraddistinta dalla decisione arbitrale che lascia il Grosseto in inferiorità numerica. Som protesta al 50’ e viene ammonito, poi si lascia cadere in area di rigore due minuti più tardi. La simulazione costa il secondo giallo per un’espulsione fiscale. La gara si mette in discesa per il Novara che però non affonda il colpo e vivacchia sull’1-0. La squadra di Aglietti tira il fiato e cala alla distanza, mentre il Grifone, con l’uomo in meno, non si arrende, al punto che l’inferiorità numerica non si nota in campo. Il Grosseto fatica a trovare opportunità per il pareggio e, quando lo fa, trova Bardi pronto alla respinta sul diagonale di Foglio. Di contro il Novara prova ad azionare il contropiede giocando su Gonzalez. Il finale vede la squadra di Menichini provarci con le residue energie. Il pareggio sarebbe giusto, invece mentre Bardi neutralizza una punizione di Quadrini, i padroni di casa colpiscono in contropiede con l’ex Lazzari al 93’. Si chiude un brutto 2012 per il Grosseto con l’ultimo posto in classifica, e la terza sconfitta su tre partite della gestione Menichini.

error: Contenuto protetto !!