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Camilli ai tifosi: «Sono qui e ci rimango!»

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C’è un forte bisogno di ritrovare un po’ di serenità agli sgoccioli di un’annata da dimenticare, dove un’estate più che travagliata ha inevitabilmente portato ad un girone di andata ben poco entusiasmante. E la serenità dei tifosi non può non passare dagli occhi e dalle parole del Comandante.

Si siede al tavolo come uno di noi e qualcuno non si fa troppi problemi a ricordargli subito, con voce decisa, che questa è casa sua, Grosseto è qualcosa che ormai gli appartiene. L’atmosfera si fa ovattata mentre Camilli inizia a parlare. Non si tira indietro, ammettendo i problemi piuttosto evidenti della rosa attuale. Gli strascichi delle pesanti vicende processuali che hanno coinvolto prima la Società e poi lui in prima persona, hanno inevitabilmente influito in modo negativo sulla programmazione dell’attuale campionato e sull’allestimento della squadra. Non c’è stato troppo tempo per costruire un futuro più solido perché le energie erano tutte concentrate sulla difesa, a livello giudiziario, della Serie B e dell’onestà personale. Quasi tutti gli elementi su cui si era investito non hanno reso al meglio ed anche la guida tecnica ha lasciato piuttosto a desiderare.

La cena procede ed il Presidente analizza in modo obiettivo i risultati ottenuti nel girone di andata. Inevitabilmente il discorso si sposta sugli episodi e su quei 6/7 punti che la dea bendata e le terne arbitrali hanno via via scippato al Grifone. Fra tutti, la traversa colpita da Quadrini nel finale della sfida interna contro il Brescia vibra ancora nella testa del Comandante. E non vanno ancora giù neanche il rigore assegnato ingiustamente al Vicenza e la superficialità con cui alcuni direttori di gara hanno convalidato almeno due goal avversari in dubbie situazioni di fuorigioco. C’è la sensazione che possa esserci un disegno piuttosto preciso che mira ad eliminare pedine scomode ai piani alti. «Quando decidemmo di dare alla Lega di Serie B un’identità propria, del tutto indipendente dalla Serie A, eravamo in 5: io ed i Presidenti di Frosinone, Piacenza, Triestina ed Albinoleffe». E’ semplice fare i conti e vedere chi è l’unico rimasto.

L’atmosfera si fa comunque più rilassata perché tutti capiamo che Camilli non ha la benché minima intenzione di smettere di lottare e di rinunciare al suo sogno ed al suo progetto. «Menichini è un bravo allenatore – confessa -, il 31 di Dicembre mi ritroverò insieme a lui ed al Direttore Sportivo per capire quello di cui abbiamo bisogno. Ed io ho tutta l’intenzione di acquistare il necessario. Cercheremo di sfoltire la rosa per dare spazio ai nuovi innesti e quelli che non vorranno andare via vorrà dire che si ritroveranno fuori rosa a girare intorno al campo». Gli innesti saranno probabilmente 5: un paio di difensori affidabili, un centrocampista, un esterno ed una punta. Nessun accenno a cessioni di pedine importanti.

Ci rendiamo sempre più conto quindi, come se ce ne fosse bisogno, che il futuro calcistico di questa città è solo nelle mani dell’uomo venuto dal Lazio che oggi siede tra di noi. Uno che ha portato il calcio vero a Grosseto, che si ricorda a memoria nomi ed episodi che risalgono anche ai primi dei suoi lunghi tredici anni di presidenza, e che farà di tutto per mantenere i riflettori puntati sulla Maremma ancora a lungo. Quando lui si lamenta, senza mezzi termini, che alcuni tra i tifosi e gli addetti ai lavori non mostrano più, o non hanno mai mostrato, affetto, riconoscenza e attaccamento per questa Società non possiamo che dargli ragione.

Vorremmo chiedergli che cosa succederebbe se davvero il Grosseto venisse retrocesso ma nessuno se la sente di pronunciare quella parola. Alla fine viene trovato il coraggio. Piero non risponde in modo troppo diretto ma si lascia scappare «è da tredici anni che sono qui…», lasciando spazio ad ogni interpretazione personale. La serata si avvia verso la fine ed il Comandante viene coinvolto in un brindisi alla Serie B a cui partecipa con entusiasmo. Fuori dal ristorante ci saluta uno per uno e torna alla macchina pronunciando le parole forse più importanti dell’incontro: «io sono qui e ci rimango!».

E’ evidente come Piero Camilli non abbia nessuna intenzione di mollare o di lasciare qualcosa di intentato e questo, in fondo, era proprio quello che volevamo sentir dire. L’entusiasmo è ancora forte, come forte è la volontà di ribaltare la situazione attuale. Tra poche ore inizierà una guerra da vincere assolutamente, fatta di 21 battaglie, ed il Grifone ha il suo Comandante saldamente al posto di comando. Quelli che domani mattina si dovranno svegliare presto per andare a Novara sono già a letto da un pezzo. Saranno solo in 5…

Grifone a Novara: altra sfida salvezza sul cammino dei biancorossi

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Pochi margine d’errore per la formazione di Menichini che ha già buttato al vento due scontri diretti consecutivi, persi di misura e contrassegnati da episodi negativi.

Sempre rimaneggiati. A Novara non sarà semplice fare risultato, vuoi per le assenze che ostacolano il già lento cammino del Grifone, vuoi per una tradizione decisamente negativa. Sul piano delle defezioni, Menichini ha problemi sia in difesa che a centrocampo, tra squalifiche e infortuni la difesa è falcidiata. Stop del giudice sportivo per Padella, fermi in infermeria Iorio e Olivi, toccherà a Barba e Rigione tentare di costruire un muro davanti a Lanni. Nella zona nevralgica del campo, invece, sono out sia Jadid e Crimi, appiedati dal turno di squalifica. Menichini sfoglia una margherita spelacchiata quindi, in quanto le scelte sono quasi obbligate con il ricorso a Ronaldo e Obodo in prima battuta.

La fatal Novara. Al Piola i precedenti sono indicesti. Tra i cadetti, i biancorossi caddero per 2-1 a causa di una doppietta dell’ex Bertani che rimontò il gol iniziale di Vitiello nel 2010. Sulla panchina del Grifone c’era Luigi Apolloni, di lì a poco esonerato da Camilli. Anche all’epoca della Serie C1 però, non ci sono ricordi positivi, con la sconfitta al Silvio Piola che costò la panchina a Max Allegri, sostituito poi da Cuccureddu nella stagione della promozione in Serie B. Ecco allora che il Grosseto si trova al cospetto di un tabù che lo vede sempre sconfitto a Novara. Al di là della cabala e delle assenze, sarà determinante incanalare in maniera positiva la rabbia di Bari. Il Grifone è ferito, quasi tramortito, ma deve dimostrare di essere ancora vivo.

L’importanza di crederci ancora

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Inutile dire che da quando c’è Piero Camilli alla presidenza del Grosseto, un risultato così negativo non si era mai verificato. Provare a comprendere le cause di un tale fallimento non è così semplice come si potrebbe pensare. La lista degli imputati è lunga e tra questi vi è sicuramente la rosa del Grosseto che qualcuno ha definito non all’altezza, non di categoria o addirittura la peggiore da quando disputiamo il campionato di serie B. A dire il vero, a settembre, la maggior parte delle persone e degli addetti ai lavori non la pensavano esattamente così. I più avevano espresso pareri confortanti nei confronti dell’organico assemblato dal presidente Camilli. Ad essere equilibrati e con i piedi ben saldi a terra, al massimo potevamo pensare che la rosa non fosse completa in ogni suo reparto e potevamo nutrire qualche legittima perplessità nei confronti di elementi come Jadid reduce da un lungo ed importante infortunio. Niente però poteva minimamente far pensare ad un epilogo come quello che pian piano si è concretizzato. Diciassette punti in 21 partite sono troppo pochi per una squadra che nel suo organico può vantare delle certezze come Crimi, Jadid, Sforzini, giocatori scesi dalla serie A come Delvecchio, Lanzafame, giovani promettenti come Padella, Barba, Rigione e Donati, o giocatori considerati esperti per la categoria come Foglio e Quadrini. E’ ovvio che qualcosa non ha girato per il verso giusto e che le cause debbano essere ricercate anche altrove. Lo stesso Camilli, con i vari cambi di panchina, ha fatto capire che anche secondo lui questa squadra doveva e poteva dare di più. L’impressione però è che invece di migliorare, s’è finito per peggiorare la situazione, sfaldando sempre più un gruppo che probabilmente di fatto non si è mai consolidato. La mancanza di un’adeguata preparazione durante il ritiro estivo a causa dei fatti che ormai tutti quanti conosciamo bene, la necessità di recuperare in fretta i punti di penalizzazione lasciati in dote dalla prima sentenza sul calcioscommesse e probabilmente la convinzione di avere allestito uno rosa competitiva che potesse ambire a qualcosa di più di una tranquilla salvezza, hanno fatto si che si venissero a creare le condizioni che hanno portato al completo fallimento. Se da una parte è vero che la squadra non ha risposto sul campo per come avremmo voluto, da l’altra è anche vero che arbitraggi discutibili hanno fatto perdere per strada almeno 4/5 punti. Basta ricordare le partita di Vicenza, quella di Pescara (contro il Lanciano), quella di Cesena fino ad arrivare a quella contro la Reggina. Sia chiaro, non vogliamo certo dire che il Grosseto rischia di retrocedere per colpa degli arbitri, però è anche vero che in una situazione complicata come questa, aggiungere anche gli episodi negativi o a proprio sfavore è come sparare in testa ad un moribondo. Se è vero che nel calcio i torti arbitrali alla fine della stagione si compensano con i favori, possiamo dire che questa squadra, ripetendo le stesse prestazioni del girone di andata, nella seconda metà del campionato riuscirebbe a collezionare circa 21 punti. Ovviamente questi non basterebbero ad assicurare la permanenza in serie B, neppure attraverso la roulette dei play-out. Se però consideriamo che quest’anno la quota salvezza dovrebbe non superare quota 45 punti e che comunque, nella peggiore delle ipotesi questi basterebbero per assicurarsi l’accesso ai play-out, al Grosseto “basterebbe” mettere insieme 34 punti nel girone di ritorno, ovvero il doppio di quelli collezionati nel girone di andata. Una media di circa 1,62 punti a partita. Impossibile? No quando hai un presidente che si chiama Piero Camilli. E’ ovvio che qualcosa dovrà cambiare, sia a livello di organico che dal punto di vista mentale. Domenica a Novara si giocherà la prima partita del girone di ritorno e sarà importante non perdere, poi la serie B rimarrà ferma fino al 26 gennaio. Ci sarà il tempo per potersi preparare in modo adeguato, per poterci provare. Del resto il Grosseto, delle rimanenti 20 partite, 11 le giocherà tra le mura amiche ed è lì che dovrà provare a costruire la propria salvezza. L’impresa è difficile ma crederci ancora è un obbligo per tutti e del resto, come ha detto “qualcuno”, è pure gratis!.

Il sale sulle ferite

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Sarebbero 17 senza penalizzazione, sempre troppo pochi, circa 20 o 21 se vogliamo stilare un dossier contro i torti arbitrali subiti finora e forse, solo allora, la visione globale avrebbe assunto tinte meno fosche. Siamo nel campo della fantasia in ogni caso, la realtà è un’altra cosa e ancora una volta la squadra spreca un’opportunità importante, non tanto dal punto di vista della classifica, quanto da quello del morale. Uscire indenni da Bari, in un finale di partita rovente, con una condotta a tratti stoica dal punto di vista della resistenza, avrebbe significato, una volta tanto, essere stati più forti degli eventi e delle continue avversità. Questa squadra, invece, è incapace di ribaltare qualsiasi episodio negativo e ciò complica terribilmente i piani di una complicata risalita. Due sconfitte di misura, entrambe per 1-0, entrambe beffarde e capaci di far terribilmente male, entrambe all’insegna di un gioco piuttosto scadente. In tal senso occorre dire che Menichini si è seduto sulla panchina biancorossa nel momento peggiore. Poco tempo per conoscere la squadra in vista del delicato confronto con la Reggina, poco tempo per costruire sulle macerie di una sconfitta dolorosa prima di Bari e ancora poco tempo per guarire le ferite del Grifone in attesa di un altro spareggio salvezza a Novara. Al quarto mister della stagione veniva chiesto soprattutto di non perdere contatto con le avversarie in vista del mercato di riparazione di gennaio. Le cose non stanno andando esattamente così e questo complica anche i piani di Tomei, direttore sportivo che dovrà portare a Grosseto giocatori in grado di compiere un’impresa sportiva non di poco conto. C’è da chiedersi chi accetterà questa sfida, con il Grifone che riparte ad handicap anche nel girone di ritorno, con una “penalizzazione” di 8 punti, ma con solo 21 gare a disposizione, più eventuale appendice. Alle porte c’è già la trasferta di Novara, l’esigenza è quella di non mettere altro sale sulle ferite.

Bari vs Grosseto: Le pagelle

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Ferma da solo il Bari opponendosi splendidamente al calcio di punizione di Bellomo, in seguito neutralizza le conclusioni di Galano, Visconti e Caputo, al quale para anche un calcio di rigore. Riesce a deviare anche il tiro finale dello stesso Caputo, peccato che la palla finisca sui piedi del liberissimo Fedato che può così insaccare in rete a meno di dieci secondi dalla fine dell’incontro.

DONATI 5,5: lascia colpevolmente da solo Fedato nell’azione decisiva che consegna i tre punti al Bari, reclamando un fuorigioco che non c’è. Disattenzioni simili non sono ammissibili in questa situazione, quando anche un punticino avrebbe forse fatto bene al morale della squadra. Episodio a parte, la sua prestazione non convince.

PADELLA 5: soffre la rapidità di Caputo che gli sfugge in diverse circostanze. A pochi minuti dall’intervallo è costretto a stendere lo stesso attaccante che si stava involando a rete. Si sacrifica dunque per la squadra, ma considerando che a quel punto mancava ancora un tempo intero da giocare, forse sarebbe stato preferibile evitare il fallo.

BARBA 6: in ripresa dopo alcune prestazioni non brillantissime, va anche vicino al gol con un bello stacco di testa che però risulta centrale per Lamanna.

CALDERONI 6: in crescita anche lui, non fa cose trascendentali ma almeno svolge il suo compito con un certo ordine. Bella una sua conclusione nel primo tempo, che costringe Lamanna ad una parata a terra non proprio facile.

RONALDO 6: torna in campo dopo l’esclusione di sabato scorso, gioca a fasi alterne, senza infamia e senza lode. Menichini lo richiama in panchina per cercare di alzare il baricentro della sua formazione,

(58° LANZAFAME 5,5): entra in campo da ex, ma non riesce ad incidere. Sfrutta male un contropiede servendo un pallone troppo lungo a Som.

JADID 6: anche oggi gioca piuttosto basso e cerca di dare le giuste geometrie alla sua squadra. Gioca una partita di sostanza, più che di qualità ed alla fine piace per l’impegno che mette in campo. Bello un suo calcio di punizione da quasi trenta metri che Lamanna respinge in tuffo.

CRIMI 6,5: il consueto moto perpetuo in mezzo al campo, recupera un’infinità di palloni e risolve anche alcune situazioni difficili nella propria area di rigore, dimostrandosi dunque insostituibile nel ruolo di interditore.

FOGLIO 5,5: continua ad essere lontano dalla migliore condizione, ma oggi, se non altro, appare maggiormente coinvolto nella manovra, Purtroppo viene richiamato in panchina per esigenze tattiche in seguito all’espulsione di Padella, ma appare comunque in crescita.

(44° RIGIONE 5,5): ricompone la difesa a quattro dopo il rosso a Padella. Saltato secco un paio di volte dagli attaccanti di casa, rapidi e sguscianti, non dà la sensazione di essere solido.

CURIALE 6: combatte con grande generosità, facendo continuamente a sportellate con i difensori di casa. Non fa grandissime cose, ma il lavoro sporco che lo vede protagonista è sicuramente utile per la squadra.

LUPOLI 5,5: generoso come al solito, ma non riesce a sfruttare i varchi che Curiale gli apre. Come spesso gli accade, si perde sul più bello.

(75° SOM 6): solo un quarto d’ora per lui, eppure riesce a mettersi in mostra grazie ad un paio di buone diagonali ed in un’azione offensiva nella quale si propone molto bene.

Santo Stefano amaro. Grosseto sconfitto a Bari tra torti arbitrali e cattiva sorte

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Menichini punta sul 4-3-3, difesa confermata in blocco, centrocampo con Ronaldo e attacco con la novità Curiale, il naturale vice-Sforzini, fuori per squalifica. Anche Torrente deve fare i conti con le assenze, 3 gli squalificati per un modulo speculare a quello dei maremmani, in cui Caputo è il terminale offensivo.

Doppio giallo a Padella. Si affrontano due squadre con svariati problemi da risolvere. In avvio sono i padroni di casa a cercare la partenza buona, la difesa del Grosseto regge la forza d’urto, anche perché il Bari si fa vivo su palla inattiva e Lanni controlla. Con il trascorrere dei minuti i galletti si affidano alle scorribande di Galano e ai guizzi di Caputo, sull’attaccante è provvidenziale Padella a chiudere in scivolata al 21’ minuto. I Grifone reagisce con una punizione dalla distanza calciata con forza da Jadid e sulla quale Lamanna mette i pugni. La gara si incattivisce un po’ sul piano agonistico, a farne le spese è Padella che rimedia il secondo cartellino giallo al 42’ e lascia il Grosseto in dieci uomini. Menichini corre subito ai ripari, dentro Rigione, fuori Foglio, poi si chiude una frazione dalle avare emozioni.

Beffa atroce. C’è da soffrire nella ripresa, lo sanno i giocatori del Grosseto che devono proteggere lo 0-0 con l’uomo in meno. Lanni vola all’incrocio dei pali al 52’ e devia una punizione insidiosa di Bellomo. Al 56’ è ancora l’arbitro Di Paolo protagonista, il fischietto di Avezzano concede un rigore generoso per un contatto tra Jadid e Caputo. Il capitano del Bari si lascia cadere e il direttore di gara abbocca. Dal dischetto va lo stesso Caputo, ma Lanni si esalta e respinge, parando sulla sua destra. L’episodio infiamma la gara che diventa piacevole. Il Grosseto ha un moto d’orgoglio per l’ennesimo torto subito, il Bari si getta a testa bassa in avanti per riscattare l’occasione sprecata. Il finale è praticamente un monologo dei pugliesi, con Lanni prodigioso nel tenere a galla i maremmani. Purtroppo la beffa si materializza al 94’, all’ultimo assalto, quando Caputo incrocia il tiro in diagonale e trova l’opposizione di Lanni, ma Fedato da due passi insacca. Un’altra beffa per il Grosseto, affossato dalle ingiustizie arbitrali e dalla cattiva sorte.

Io ho vinto

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Cori solitari riecheggiavano nel vuoto di uno stadio oramai continuamente abusato da tutti, dagli avversari alla terna arbitrale.
Un’atmosfera bizzarra e surreale per un manipolo di fedelissimi che non la meritano. 
Le uniche urla sono quelle provenienti dalle panchine, due uomini di calcio, consapevoli che lo spettacolo che le loro squadre stanno offrendo non appartiene a quello sport. 
L’ultima provocazione casalinga del Grosseto, l’ennesimo sogno infranto, la solita sbobba di rabbia e rassegnazione.
Una via di mezzo tra un torto subito e una ragionevole conseguenza.
Camilli si.
Camilli no.
Tutto ripiomba nella solita interminabile cantilena, tutto ricade per l’ennesima volta sul solito paio di spalle.
Non ho voglia di partecipare a questa ennesima ancestrale necessità di addossare la colpa o i meriti a qualcuno, non è mia intenzione.
Un uomo per cui nutro una stima e una simpatia istintiva.
Un uomo che come tutti è fallibile ma che ha raccolto successi con il carisma di un personaggio fuori dal tempo, appartenente ad un’era che non c’è più, un Don Chisciotte orfano dei suoi mulini a vento costretto a combattere contro perfide parabole per l’alta definizione telecomandate a distanza da un nemico invisibile. 
Mi affranco da questa sorta di dipendenza, non avverto nessun bisogno di individuare un capro espiatorio o un anacronistico eroe condottiero, ho una serenità sufficiente per astenermi dal farlo. 
Io non ho bisogno di lui e di nessun altro per vincere la mia partita.
 Quella curva non era vuota ma piena di amici e facce a me care. 
Quei cori non sono solitari, ma sono i primi, e per questo indimenticabili, che i miei bimbi hanno imparato a cantare.
 Il mio Grifone non ha perso, semplicemente perché fa parte di un insieme molto più grande di una partita di calcio.
Un insieme che va da Albinia al Giglio, passando per le vie del tufo e finendo nei pozzi delle miniere di Gavorrano.
Un insieme dai mille profumi di selvaggina, di sottobosco e salsedine.
Un insieme fatto di amicizia vera, amore e passione.
Un insieme chiamato Maremma.
Impossibile perdere.
Resto ancora imbattuto e il mio Zecchini inviolato.
Io ho vinto anche stavolta, come sempre d’altronde.
Buon Natale gente.

Grifone: Natale a Bari con assenze e speranze.

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La trasferta di Bari, a tre giorni dalla battuta d’arresto casalinga, è un’altra di quelle chiamate a cui rispondere necessariamente per rimanere vivi in vista dell’arrivo di gennaio e del mercato di riparazione.

Giudice sportivo. Menichini è costretto a lasciare a casa metà del potenziale offensivo a disposizione, la squalifica di Nando Sforzini (10 reti delle 22 totali portano la sua firma), crea inevitabili problemi nel reparto offensivo, dove è fuori anche Quadrini. Situazione complicata anche per i galletti pugliesi che hanno 9 punti in più dei maremmani e dovranno rinunciare a 3 titolari, uno del reparto. Appiedati per un turno risultano il difensore Ceppitelli, il centrocampista Romizi e l’attaccante Antimo Iunco. Ci sarà, invece, Francesco Caputo, 9 reti in 18 partite in questa stagione, uno che ha il Grosseto tra le sue vittime preferite. Difficilmente Menichini potrà variare la linea difensiva a 4, visto il perdurare dell’assenza dei centrali Olivi e Iorio, possibile una modifica sulle corsie esterne, visto che Donati e Calderoni sono reduci da una prestazione insufficiente contro la Reggina. In attacco spazio al vice-Sforzini per antonomasia, Menichini getterà nella mischia uno dei giocatori che meglio conosce in questo Grosseto, vale a dire Davis Curiale.

Cuore e fortuna. In mancanza di un gioco che il Grosseto in questa stagione non riesce ad esprimere, i biancorossi si aggrappano ad altri fattori. Il cuore e la voglia di non arrendersi sono il primo aspetto, con la squadra che ha mostrato volontà nell’ultima uscita, ma può fare certamente di meglio. L’altro aspetto è invece la buona sorte, dato che la dea bendata non ha mai assistito il cammino del Grosseto in questa stagione. Tomei e Menichini l’hanno invocata più volte, consapevoli che servirà per provare a compiere il miracolo salvezza. Le incognite, invece, sono molteplici. In primis la tenuta atletica della squadra, a tratti imbarazzante in alcuni elementi, a cui si unisce inevitabilmente il fattore psicologico, con l’ultimo posto in classifica che obbliga ad ottenere risultati in fretta. Dal punto di vista arbitrale è stato designato Di Paolo di Avezzano, una scelta davvero poco gradita. Il Grosseto, con lui in campo, non ha mai vinto e l’ultimo precedente non fa sorridere per tanti motivi: Cesena-Grosseto 3-2 del 30 ottobre 2012.

L’inattesa piega degli eventi

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All’indomani della sconfitta casalinga con la Reggina, in quello che era considerato uno spareggio salvezza inserito con largo anticipo sul calendario, c’è da fare i conti con una realtà cruda e ben diversa da quella immaginata. Lo sa bene il Comandante che, seppur rinneghi con forza, arriva alle lacrime per la sconfitta interna del suo Grosseto. Lacrime di rabbia, di incredulità, di ingiustizia. In sala stampa, invece, scende il solito Camilli, battagliero più che mai, pronto a fare la guerra, da solo contro tutti, pronto a non mollare a pochi giorni dal 25 dicembre. Piero Camilli non è Babbo Natale, sia ben chiaro, l’accostamento risulterebbe offensivo per entrambi, però farebbe di tutto per togliere di dosso quella fastidiosa puzza di retrocessione che accompagna il viaggio del Grifone ormai da tempo. Il presidente si scaglia contro il sistema, contro la classe arbitrale e difende l’impegno mostrato dai giocatori in campo. Ad essere più razionali, anche se il momento è difficile, c’è da prendere atto che questa squadra non è in grado di essere più forte degli eventi. Qualsiasi cosa accada, dall’episodio di gioco, alla svista arbitrale, sarà sempre più forte di questi giocatori così fragili e, a questo punto, sempre più restii a qualsiasi tipo di sollecitazione. Menichini ha un compito difficilissimo, in cui però avrà molto da guadagnare e poco da perdere. Rivitalizzare una squadra con la testa, il morale e gli attributi sotto i tacchetti, sperando che Tomei, un “mostro di realismo”, aggiunga qualcosa di sostanzioso dal mercato di gennaio, non senza l’aiuto di Camilli che questa volta, suo malgrado, dovrà davvero travestirsi da Babbo Natale.

Sala stampa: interviste a Camilli, Dionigi e Menichini

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Metto milioni nel calcio, ma il movimento non lo merita, il problema a Grosseto è che non abbiamo una stampa nazionale che mette in risalto i torti subiti. Questo è un disegno preciso, do fastidio perché ci hanno fatto retrocedere in estate, ma ho combattuto e non ho accettato l’ingiustizia. Non dico che mi viene da piangere, perché non piango, però mettere volentieri le mani addosso a qualcuno. Oggi abbiamo avuto tante occasioni, alla squadra non posso dire niente. La matematica non ci condanna e io sono uno che non molla, mi assumo le responsabilità di ciò che dico perché tanto peggio di così non possono trattarci. Quando ho visto la designazione mi sono spaventato, questo arbitro era il peggio che potesse capitarci. Altri non hanno i valori che ho io, ho il mio caratterino, ma questa è stata una rapina organizzata. Questo risultato è un affronto all’onestà del calcio».

Davide Dionigi (Allenatore Reggina): «Vittoria importante e meritata, abbiamo fatto la partita che dovevamo fare, magari raccogliendo più di quello che ci eravamo prefissati. Questo è il calcio, in altre circostanze ci è andata male. Oggi abbiamo preparato una gara di contenimento, pensando di venir fuori alla distanza».

Leonardo Menichini (Allenatore Grosseto): «Un ottimo primo tempo per noi, fino all’ora di gioco ci siamo comportati bene creando occasioni da rete. Il gol nostro mi è sembrato regolare, il loro resta dubbio, ma non voglio recriminare. Mi dispiace non aver vinto davanti al nostro pubblico, perché davanti alla nostra gente volevamo far bene. Consapevoli delle nostre possibilità onereremo la maglia cercando di giocarcela su tutti i campi».

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